Lo Scontro Imminente

introduzione di Valerio Evangelisti a The clash – Lo scontro. Storie di lotte e di conflitti (Lorusso, 2010)

L’odierna letteratura italiana, salvo rare eccezioni, si tiene ben lontana da tematiche politico-sociali. Quando lo fa, è nel quadro dell’“accettabile”, in cui distorsioni del sistema possono essere denunciate senza mettere in discussione il sistema stesso, e meno che
mai il quadro internazionale in cui è inserito. Così sono numerose le denunce della mafia e di altre forme di criminalità organizzata, della corruzione, di certe violenze poliziesche, del degrado del vivere civile, e così via.

A esse, però, non corrisponde, o corrisponde molto di rado, una messa in discussione dell’intero modo di vivere sotto il capitale, oppure della sua diretta conseguenza su scala mondiale, l’imperialismo. Non mi viene in mente alcun romanzo italiano
contemporaneo (a parte qualche pagina di autori poco noti) che metta in scena la guerra nelle sue molte varianti attuali, il potere della finanza o, dal lato opposto, una vita di periferia in cui fascismo e razzismo sono tornati, prepotentemente, a essere parte della
quotidianità. La risposta a questo frastornante silenzio viene, per fortuna, dal
basso. Laspro è una rivista di sole quattro pagine distribuita gratuitamente nelle librerie e negli spazi dell’antagonismo sociale. Contiene racconti di alcuni degli autori presenti in questa raccolta. Si passa di sorpresa in sorpresa. Il coraggio mancante all’intellettualità
“di rango” riaffiora dagli interstizi, la conflittualità nascosta e negata riemerge con prepotenza. Occupazioni, scontri con la polizia, antifascismo militante, culture giovanili irriducibili. E’ un’Italia niente affatto “pacificata” – nel senso voluto dal presidente della
Repubblica, dal governo, da un’opposizione ormai priva di identità politica e culturale – quella descritta (e vissuta) da giovanissimi scrittori molto dotati. Il quadro non somiglia a quello degli anni Settanta, ma la tenacia di chi non si rassegna sì. Ed ecco storie che
narrano di chi, giorno per giorno, si impegna a contrastare nelle giungle metropolitane il dilagare della reazione, conquistando lembi di territorio e difendendoli con le unghie e con i denti. In presenza di una repressione morbida solo in apparenza, in realtà sistematica e
accanita. Tanti racconti terminano riferendo l’esito dei processi che hanno chiuso – transitoriamente chiuso – gli episodi descritti nel testo.
Nel disinteresse ufficiale, sta crescendo una nuova leva di combattenti per la libertà, che occupano case e piazze, rivendicano diritti incomprimibili, sovvertono l’ordine sepolcrale in cui si vorrebbe rinchiudere la scuola, si ribellano alle nuove schiavitù del
precariato e della fabbrica-galera. La vera novità, in precedenza vista molto di rado, è che questa generazione trovi subito nella letteratura un momento di lotta efficace quanto gli altri. Mentre sui blog culturali più noti (non parliamo delle sedi critiche accademiche,
ormai allo stato larvale) ci si interroga stancamente sull’“impegno” dello scrittore, e su altri temi simili già vecchi negli anni Sessanta del secolo passato.
Questa è un’antologia importante, importantissima. Apre speranze, sfida il pessimismo corrente. Fa capire che lo scontro (The Clash) non è prospettiva futura, ma realtà già in atto. A chi sappia prestare ascolto, non può sfuggire il clangore metallico dei guns of Brixton che, nelle periferie, migliaia di giovani stanno ricaricando.

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