#Imagine a World Without Free Knowledge

Intro

Il conflitto è intorno a noi, in ogni dove e spesso,anestetizzati dal frenetico vivere la vita moderna, non ci rendiamo conto di ciò che accade proprio sotto i nostri occhi. In questi giorni infatti stanno esplodendo in rete azioni espressione di una nuova e trainante forma di conflitto che si va a contrapporre al tentativo da parte degli stati sovrani di incatenare la libertà di espressione, del sapere e del libero accesso alla cultura (valori da tutti ritenuti fondamentali) anche nel mondo della grande rete, ultimo “virtuale luogo” dove tali libertà sembravano essere intoccabili!

#Imagine a World Without Free Knowledge

Il giorno che tutti noi stavamo aspettando è purtroppo giunto. Gli Stati Uniti stanno censurando Internet. La nostra risposta è immediata: non rimarremo seduti mentre ci vengono portati via i nostri diritti da un governo che dovrebbe occuparsi della loro stessa tutela. Questa non è una chiamata alle armi, ma un richiamo a conoscere e ad agire!”

Le parole con le quali si apre il comunicato di Anonymus in seguito alle proteste contro le proposte di legge SOPA (stop on-line piracy act), PIPA (Protect IP Act) ed ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement) e la concomitante chiusura di uno dei maggior siti di condivisione di contenuti multimediali on-line (megaupload) da parte dell’fbi, non possono che portarci a riflettere su noi stessi e sulla nostra condizione odierna. Su come sia veramente giunto il momento di “conoscere” ed “agire”.

Questo insieme di leggi americane, tramite il falso scopo di tutelare i detentori di diritti di copyright, mira a cancellare le speranze di chi invece ha sempre visto nel mondo della grande rete una terra nuova dove la conoscenza, la cultura e il sapere potessero circolare liberamente senza né padroni né censori. Non è infatti un mistero che il vero fine ultimo del governo americano (e non solo) è quello di porre un limite alle possibilità che internet offre. La serie di misure repressive, poste in atto dai vari governi in questi anni nei confronti della grande rete, tendono a minare valori fondamentali sui quali il mondo di Internet si era basato sino ad oggi, portando così alla negazione di quelli che riteniamo essere nostri diritti fondamentali. Una conoscenza non più libera come tutti vorremmo, ma sempre più incatenata mediante l’apposizione di sempre nuovi diritti di copyright da parte dei gruppi di potere e delle multinazionali che ne negherebbero di fatto il libero accesso e la libera condivisione. Svariati siti che oggi offrono la possibilità agli utenti della rete di poter operare in libertà, scambiandosi idee e contenuti, seguendo la via che porta sempre più a divincolare la conoscenza dai diritti di copyright, per favorire invece altre licenze come la creative commons o il copyleft, che trovano la loro forza nella proprietà condivisa e nella libertà di accedere, modificare e condividere ogni contenuto, si troverebbero dinanzi a un muro di censura e di restrizioni che ne renderebbero di fatto impossibile l’operare. Un classico esempio come la celebre enciclopedia Wikipedia, fonte di conoscenza messa a disposizione “da tutti e per tutti” rischierebbe di sparire dal mondo del web perché non conforme o non in linea alle direttive di chi crede di poter dominare anche il cyber-mondo . Si tenta cosi di estendere il controllo sociale anche in quella che sembrava essere l’ultimo appiglio di salvezza. Lo scopo?

Oscurare e negare l’accesso a siti che offrono libera informazione e libera conoscenza, per riportare a canali di informazione ritenuti “maggiormente convenzionali” e in linea con il sistema, ad essere gli unici dispensatori di tali servizi.

Oscurare e negare l’accesso a siti che offrono una piattaforma per il libero scambio di contenuti multimediali e non per scoraggiare la cooperazione e la crescita collettive ma per inculcare il concetto che la cultura e la conoscenza sono ottenibili solo mediante il pagamento del prezzo imposto da chi ne detiene i diritti.

Oscurare e negare l’accesso a siti che offrono spazio alla libera cooperazione per la crescita e lo sviluppo collettivo per scoraggiare ed eliminare la cooperazione e l’autorganizzazione volte al soddisfacimento dei propri bisogni.

Favorire i pochi ma potenti gruppi che detengono la maggior parte dei cosi detti “diritti di autore” e contemporaneamente ignorare il grido di voglia di libertà che arriva dalla moltitudine di persone che ogni giorno accedono alla grande rete.

Alla luce di ciò, diventa chiaro come il tentativo di censurare la grande rete si pone perfettamente nel contesto di quelle manovre già da noi tristemente conosciute che tendono ad incatenare la cultura e la conoscenza, rendendola accessibile solo ad una cerchia sempre più ristretta di pochi eletti, lasciando esclusi da ciò, coloro che non hanno sufficienti risorse economiche per pagarne il loro prezzo. La protesta di Internet si collega ben direttamente alle proteste portate avanti da noi studenti in questi ultimi anni per la riappropriazione al diritto allo studio e agli spazi all’interno delle università. Non è dunque qualcosa di scollegato dal mondo reale o roba per smanettoni. Le basi su cui si poggia sono esattamente le stesse che ci hanno portato da anni a questa parte a manifestare il nostro dissenso nelle piazze, nelle università e sotto i palazzi del potere. L’inasprimento delle misure a favore del copyright, si pone esattamente al centro di quelle manovre che vogliono incatenare il libero accesso alla cultura e alla conoscenza, manovre che stiamo tristemente vivendo in questi giorni nel nostro paese con i tagli ai fondi delle università e alla ricerca, con il relativo impoverimento dell’offerta didattica dell’università pubblica a favore di quella privata.

Attaccano e censurano le reti web di libero scambio delle idee e delle informazioni proprio come attaccano e censurano centri di cultura e di sapere che si contrappongono al loro modo di vedere e di pensare. Chiudono i siti liberi di condivisione dei file e della conoscenza proprio come chiudono i luoghi di libera socialità e scambio di idee. Negano il diritto di condividere ed accedere alle informazioni tramite internet proprio, come viene negato il libero accesso alla cultura e al sapere nelle università.

Proprio per questi motivi decidiamo di raccogliere e appoggiare la chiamata di anonymus. Proprio per questi motivi richiamiamo all’importanza di conoscere e agire. Proprio per questo ci ritroviamo nel ribadire che “siamo una legione, non perdoniamo la censura e non dimenticheremo la negazione dei nostri diritti come esseri umani liberi. Questo è per “TUTTI” i governi. Dovevate aspettarvi la nostra reazione

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