Fai veramente schifo!

di Michelaccio


Buttandosi ginocchioni al centro della stanza con la testa in giù,
per non farsi venire il torcicollo, ricordò perfettamente dove si trova
va la lettera. Allora lo succhiò forte? Non ci riuscì! Era tutto un
delirio allucinogeno. Una metafora sessuale. Un rimbecillirsi continuo.
Vita passata. Presente accademico. Libri letti ed infinite esperienze.
Stop! Allora con un balzo da felino si precipitò su quell’ammasso di occhi
Che stavano in fondo alla stanza. Erano soltanto dei fogli di carta
appallottolati. Li scambiava per un pubblico esigente. Sperava di trovare
la lettera. Ma ogni foglio appallottolato lo buttava verso tutte e quattro le
pareti, come stesse trucidando l’osservatorio provinciale dello sciacallaggio
moderno fino a non far rimanere più niente della critica oggettiva.
Ma niente, no c’era. Non c’era niente da fare. La lettera non c’era.
La verità è che non aveva ricordato un bel niente. O forse aveva un bel
Dimenticato tutto. L’importante è costruirsi delle belle trappole. Ma ancora
Più importante è non entrarci mai. Si riposò ma non perché avesse ingiu
Riato contro i pregiudizi, (aveva visto un film psyco) ma per aver tentato
D’innalzare a monumento un ultimo sforzo mnemonico che gli avrebbe fatto
Ritrovare la lettera. Aveva una voglia ardente di bruciarsi le dita con quella
Lettera. Ma altro non fece con quelle dita che far uscire dal suo pigiama il
Batacchio già pulsante ed osservando la madre dentro la stanza da letto-
Proiezioni fantasmagoriche-( Lui viveva a Roma dentro un’appartamento con
Altri tre studenti ed ognuno aveva la propria stanza- e che ognuno poi l’aveva
Sistemata come meglio credeva, questo era un altro paio di maniche) bramava
L’orgasmo incendiario che purtroppo si rivelò in una lunga ed incessante
Fuoriuscita di pipì. E nel mentre che cogitabondo urinava con fierezza maschile
Con lo sguardo rivolto verso il pavimento, vide a malincuore la porta aprirsi e Manifestarsi in carne ed ossa la figura della madre. Aveva pisciato veramente Sopra il maglione.

– Ma che stai facendo? Si può sapere che ti prende? Questo ci manca, fare
La pipì per terra. Sei proprio un cretino.
– Ma non ti preoccupare la stò facendo su degli stracci vecchissimi che stavano
Lì da tempo e che forse aspettavano proprio questo. ( con voce pinocchisca).
– Ma che dici? Sei impossibile! Con te tutto è impossibile. T i fai venire troppe
Stranezze per la testa. Ti sembra normale quello che stai facendo? Eh? Porco!
– Non lo faccio più. Non lo farò mai più. Lo giuro. Lo giuro.
– Mi dispiace, non volevo offenderti. Forse non avrei dovuto trattarti così.
Lo so, vuoi….ma non so se sia sensato.
Nicola voleva cercare a tutti i costi quella lettera, trovarla e bruciarsi le dita.
E quant’anche non l’avesse trovata, lui che la conosceva a memoria, il resto
Dei suoi giorni li avrebbe trascorsi a dimenticarsi, comunque. Si era infilato
Una calza da donna alla gamba destra. L’aveva tolta all’unica coscia di un
Manichino che possedeva con gelosia. La calza gliel’aveva lasciata Giuliana.
L’amichetta porcellina. Si beccavano alla facoltà di Filosofia. Organizzavano
Aperitivi a casa. Una volta da uno ed una volta da un altro. Doveva dare un
Esame sull’anti Edipo di Deleuze. Dalla parte alta del manichino si trovava un
Buco, che serviva da congiuntura al resto del manichino. Stì cazzi! Glielo
Schiaffava dentro.
-Ricordati che sei ancora il superstite della tua nevrosi. Vivi con sqilibrio il tuo
Malessere. Sei giunto alla soglia dell’esserci.
Non ci sei mai riuscito, e mai ci riuscirai, a fare quello che vuoi, ma quello che
Puoi, nemmeno lo vuoi fare. Almeno, perché no tentare una volta per tutte di
Convincerti che con te, misteri non ne hai? Sì è vero stò cercando di confonderti.
Non è con l’imbroglio che riuscirò che riuscirò a farti disamorare dal tuo amor
Proprio….
-Senti per piacere falla finita con queste baggianate, perché ho da fare altro, da
Un’altra parte. (E qui si immagina una gatta che partorisce i propri cuccioli ed
Invece di leccarli se li mangia).
-Ma io cerco solo di starti vicino e di consigliarti.
-Ed io non voglio avere consigli da nessuno. Voglio stare lontano da tutti, perché
Il mio intestino è diventato il luogo preferito della sofferenza e spesso devo fare
Evacuare questo dolore. Quindi ne consegue che tu devi occupare il tuo ruolo che
Ti ho assegnato con zelo e disciplina.
1.2. Devi obbedire hai comandi ed alle direttive che ti vengono affidati.
3. Altro non sei che il corpo sconsacrato sottomesso al mio volere.
– Tutti zitti per favore, stà parlando Mosè con i suoi comandamenti.
-La tua voce è un refolo d’amor che soavemente mi accarezza gli occhi addentrandosi
Nelle latebre del mio cuor.
-Sono incantata e lusingata delle tue parole. M a non può essere così per sempre.
-Hai ragione, facciamola finita. Addio. Sua dipartita mi addolora tanto.
-Addolora anche me. M a al momento è l’unica cosa da fare. Ti rimprovolonerò
Volentieri quando sarà veramente urgente e quando sarà, ti permetterò di scoparmi….

Sai perché fai l’attore?
– No, perché?- Perché è l’unico modo che hai per non impazzire definitivamente.
La madre svanì insieme alla tua voce. Cominciò a passeggiare andando avanti
E indietro sbellicandosi dalle risate. Poi trovò una trottola e ci giocò un po’.
Prese una penna e si grattò la testa con il tappo della stessa, cercando di sollevare
Un qualsiasi foglio con la punta del tappo. Alchimia dell’attrazione. Praticamente
Lo strofinare velocemente avrebbe dovuto produrre diciamo quella
Forza di gravitazione magnetica, sufficiente per attrarre quel foglio.
Poi prese quel bicchiere di plastica e lo riempì per metà di acqua.
Lo sollevò. Prese un accendino e cominciò a dar fuoco alla base del
Bicchiere. Rideva di nuovo perché la base del bicchiere non si bruciava.
Mise un dito nel bicchiere e facendo finta di essersi bruciato, buttò il
Bicchiere in aria. Si girò all’improvviso come se si sentisse osservato. Poi
Guardò verso lo specchio e quasi scusandosi con il volto, si buttò per terra
Bofonchiando:- o bello innamorato mio come sei vulnerabile. Quando lo
Splendore delle stelle ravviverà i momenti più belli dei nostri trascorsi ad
Avvenire, questi vissuti panici faranno piovere perdono nel cielo dei tuoi
Occhi.
La madre riapparve. Quindi avvicinatasi al corpo di lui per terra cominciò
Piegandosi a baciarlo sulle guance e sulle labbra mentre lui indifferente con
La mano le toccava il deretano. Prese un foglio, una penna e scrisse:
pugnetta celestiale senza di te saremmo morti nelle giornate fumose di noia
e dell’abisso che ci unisce nel certosino lavorio e del ritmo e delle pause che
tutto fanno pur di non accontentarsi del semplice gesto…
Poi lui si rialzò ma non senza essersi rotolato sul pavimento e molto adirato
Emise un urlo strozzato. Lei rispondeva all’urlo con baci e mine. Con Giuliana
Avevano fatto un’orgia. C’era pure Cristina. Nicola leccava a Cristina, e Giuliana
A Nicola. Poi una botta a Giuliana ed una a Cristina, mentre Giuliana leccava.
Oppure ciucciavano tutte e due a Nicola. Che bella che è l’università. Il bolero
Di Ravel partì dallo stereo quasi a tutto volume.
– Ma perché continuare a questo gioco quando di me puoi disporre come ti pare?
– Ma io debbo….
– Ma che devi? Tu sei un’impotente!
– Maledetta puttana. Ti farò saltare in aria.- Quindi si scaraventò sul corpo di lei
– Direzionandolo davanti allo specchio, (la coscia del manichino con dentro il cazzo)
Dicendo:- Guardati bene, perché questa è l’ultima volta che potrai vederti tutta
Intera, ti frantumo.- E con un certo fastidio spostò i 1750 euri dalla scrivania che
Il padre- Reale-gli aveva spedita cinque giorni prima, come a dire: Non ho bisogno
Di voi!(Amava i propri genitori). Giocava!
Prende un qualsiasi oggetto che si trova più vicino al suo braccio e lo lancia contro
Lo specchio. FRANTUMA. Tortura l’ego. Nel senso; Lo estorce dalla propria capsula
Sorvegliante e lo ridona alla vertigine sovvertiva d’una pazzia che si spera di aver
Conquistato con grazia. Poi le gira le braccia dietro al schiena mantenendole bloccate
Ed avvicinandola al centro della stanza, si struscia ai glutei di lei.
-Lasciami mi fai schifo.- Mettendosi e togliendosi una parrucca di carnevale sempre
Di Giuliana-Trattenendo le lacrime e cercando di liberarsi dalla stretta.(Interpretava

Tutto simultaneamente)- Vieni qui che ciò un bel regalino per te.
-E lei sputandogli in faccia:-Mi fai schifo!-Sputava in aria e faceva
In modo di prendersi in faccia. Allora con forza cercava di alzarle le
Braccia per poterle incastrare insieme alla testa in una specie di morsa
Che si inventava nel mentre la teneva bloccata. (L’aria teneva bloccata).
Una volta incastrati i polsi e la testa, in questa morsa, cercava di impedirla
I piedi, bloccando le caviglie, tramite dei braccialetti di ferro attaccati al
Pavimento. La morsa è predisposta da alcuni ingranaggi meccanici che si
Comandano tramite due manovelle. Una; serve per disporre la vittima a farle
Prendere una posizione ideale per essere sodomizzata. L’altra serve per farle
Allargare e chiudere le gambe.- Lasciami!- Ti piace? E’ fantastica. Ora ti
Posizionerò come meglio mi aggrada.- Comincia a far girare la manovella e fa
Posizionare lei a novanta.- Porco bastardo non avrai pace in questa misera vita.-
-Ma in questa posizione non ti conviene parlare. Ti sembra? Che bel culone…
– Lasciami mostro!
Gira l’altra manovella e le gambe di lei si allargano. Facendo un’espressione da
Sottomesso. Poi maestoso:
-Voglio reinfetarmi !Ma come dico io.- Prende della dinamite e se l’attacca al
Torace.(Delle candele attaccate con lo scotch bianco)- Ti farò saltare in aria!
– Cerca di entrare dentro la vagina della madre, con la testa. La stà squartando.
E’ quasi tutto dentro. La madre è quasi morta. Si ricorda della lettera. Madre
E figlio un solo corpo cosciente…
-A mai più! Spettri. A mai più! O popolo sommerso dalle rovine di chi ebbe
Un’indigestione. Ecco il mare ultore spazzar con la sua spuma l’ottusità delle
Vostre critiche. (Ce l’aveva con i fogli appallottolati). Già ora no v’odo più. Addio!
Lunatico senza luogo mi proietto altrove dove il riverbero dell’intensità fa di me
Un soffio. E non serve sapere se poi domani sarà, perché finalmente sussurra,
umiliato, davanti al respiro del Sonno Sogno Sacro, “ l’occhio”…- BOOM.- ESPLODE!
E anche l’ultima nota del Bolero svanisce nell’oblio esplosivo…
Bene, bene. Bon. Sborra. Giuliana apre la porta della stanza, aveva citofonato
Ma Nicola non aveva sentito. Avevano aperto gli altri studenti. Nicola stava sul
Letto con una goccia di sperma sulla guancia come a tentare di ciucciarsi il cazzo.
C’era puzzo di piscio. Il maglione per terra e i vetri rotti dello specchio. La parrucca
In testa e qualche candela attaccata al petto. L a gamba del manichino se l’era messa
In mezzo alle gambe dondolando in posizione fetale. E Giuliana con un certo
Rimprovero molto sensuale:- FAI VERAMENTE SCHIFO!-
-INTERVISTAMI!
Giuliana gli prese in mano il cazzo, che nella posizione in cui si trovava Nicola
(intervistandolo), gli fece uscire l’ultima goccia di sperma facendola cadere sulla
Lingua che Nicola tendeva e che Giuliana baciò:- Mi sa che ti sei preparato bene!
– Mi sa………..

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