FUOTT-TINN!

di Michelaccio

…Egli giustificava avanzando i suoi diritti di poeta,
di creatura cioè tenuta, per sua dannazione a scoscendersi
per l’inferno come a volitare per il paradiso.
(Landolfi)


Eccentrico lo era, proclive all’apocalittico pure, e devastante quanto basta ad esercitare scompiglio e tensione ai nervi propri che già tesi dai troppi clamori dei ricordi, si stendevano sulla superficie persecutoria ad intercettare piccoli segnali allarmanti, camuffati di tranquillità in chiara ed evidente “messa in scena” del disagio esistenziale con non poche metamorfosi repentine atte a sollecitare qualche sostanza interna a garantirgli una nottata pacifica, che lo facesse dormire almeno tre o quattro ore di seguito, senza sprofondare, appunto, in quel lentissimo calar di palpebre che non ti fa prendere sonno e quando uno non dorme veglia in attimi che sembrano eterni. Non finiscono mai! E come un sortilegio
sfrondato da una mannaia diventa tutto più chiaro. Ma che fatica sconfiggere interi battaglioni di crocerossine che camminano sui pattini a rotelle, carismatici intenzionati a farti svenire convincendoti che Dio è sempre lì, pronto. Chi è? Non aveva mai spostato oggetti con la sola forza del pensiero e nemmeno aveva mai avuto qualche chiamata dall’alto. Solo dal basso. Convincendosi sempre più, che se il basso esiste allora esiste pure l’alto. Satana è una prova evidente che Dio c’è. (magari, si parlasse d’eroina). Esaurimento nervoso si chiama. Mischiato all’amore suo di farsi una pera d’eroina e che eroina non voleva più. Non c’era più niente da fare, o passava all’azione nel senso che doveva iniettarsela esaminando la questione da tutti i punti di vista o si prendeva dei sonniferi. Sant’Iddio! Ma cosa s’era messo in testa? Che il mondo senza di lui non ce la poteva fare? Oscillava come un pendolo messo in orizzontale bucando prima le profondità della terra- hei là Mefistòfele- per poi raggiungere sospiri cristallini di luce eterna…. Altalena del delirio! -Che strano qua- dormi? Io sono il già detto che si ripete diversamente. Questo suo sentirsi non originale, non dissimile dal generico umano, lo indignava a tal punto da
trasformare questo assioma in un ridicolo frangente andato a male e buttato nel dimenticatoio. Fosse stato vero…..Aveva preparato tutto. Come un rito. C’era la siringa appesa al lampadario già contenente eroina e figurandosi scisso da sé stesso cioè separato da sé, diviso in due, sdoppiato, che la psicologia definisce: Manifestazione dissociativa della personalità e schizofrenica del comportamento; si puntava il dito addosso, accusandosi. – Non ti accorgi che gli umanoidi ti stanno appiccicati sulla pelle? – Che devo fare, spellarmi? – Non è il caso. Basta farsi una bella dose di “Surrealismo” in vena e vedrai come l’epidermide te ne sarà riconoscente. Prese la siringa, facendosi segno che era roba di prima qualità e se la iniettò. – Cosa ti senti adesso?- Bene grazie, adesso sto decisamente meglio. Poi riprese la siringa e se la iniettò di nuovo al solo scopo di tirarsi il sangue e spruzzarlo dappertutto, ma lo spruzzò solamente sul pavimento. -Ma che fai? Sei impazzito? Calmati! (Ridendo come un folle). Devo assolutamente riempire la stanza di tutt’altro modo di percepire le cose……. Si sdraiò sul letto e si fumò tre o quattro sigarette una dopo l’altra. Poi si alzò dal letto, si specchiò e si disse: -”Vestiti di ostilità!”. Era chiaro che doveva occuparsi di sé stesso. Anche se era
autosufficiente. Il che non era una mansione difficile. Non gli serviva di certo una madre crocerossina, ingombrante ed un po’ dadaista. Come un padre jazzista, taciturno, libero e fin troppo assente. O una sorella totalmente sua devota. Piuttosto avrebbe barattato quella microscopica aleatoria parvenza
d’agonia svenevole in cambio d’una storpiata reminescenza dallo splendore spensierato…..L’eroina saliva. Lui vomitava bile. E davanti ad un muro della dismessa dei tram sulla Prenestina scrisse con uno spray:
E L’IRIDE GIOCONDO RECISE CON I SUOI COLORI LA PIANURA DEL
TORMENTO. DIMESSI SEGRETI IMBELLETTATI DI ROSSO RISORSERO SANTIFICATI GRAZIE ALL’ORDINE SPARSO DEI RICORDI MELLIFLUI.-AO…che cazzo stai facendo stronzo?Dario scappava fino a raggiungere l’isola pedonale del Pigneto dove trovò una sua conoscente di nome Moline che se lo abbracciava e sbaciucchiava facendo domande del tipo: -Come mai hai gli occhi a spillo? Come mai hai un colorito cianotico? Non mi dire che hai di nuovo fatto uso di eroina?- Si vede? -Mannaggia a te… In quel frangente gli veniva in mente a livello ipotetico il suo futuro incerto, senza dimora con una moglie grossa ed un bambino a carico, dove? In qualsiasi luogo. Si metteva a suonare Bach con un violino stonato e la custodia del violino stesso con quattro spicci dentro. Mangiavano un gelato la moglie ed il bambino.
-Darioooo…Darioooo….
-Che è stato?
-Ti stavi bruciando con la sigaretta.
-Ah si?
-Ma quando smetti di farti?
-Oggi è l’ultima volta giuro! Da lunedì vita.
-Si si. Dici sempre così.Era inevitabile spaccare il violino in testa alla moglie grossa ed appendere per il collo con una corda il bambino e infilzargli il gelato in bocca….Essere arrestato ed uscire in prima pagina su tutti i rotocalchi del paese come un super eroe:” ero saturo non ce la facevo più. Io a strimpellare Bach come un pagliaccio (che Bach mi perdoni per quello che continuerò a fare a Dio) e loro a mangiare, ad ingozzarsi come ippopotami. Signor giudice, mi condanni alla pena di morte, mi faccia scontare tutte le sofferenze che vuole ma io non mi pento, non mi pento!
-Dario, Dario, Dario. ( voce sommessa). Moline -Oh-o-o.(sonnolento). Sciiiiuùuùuù (voleva dire stai zitto). Il giorno dopo doveva andare a lavorare, quindi mandò a fare in culo, la sua, di tutti, melensa, cono sciente del cazzo, un po’ stupida, ed un po’ tardona ma laureata in scienze dello spettacolo e patita per il teatro pornografico a scopo orgiastico, ovviamente, dedita a pratiche sado-maso, tanto è vero che una volta gli raccontò che si era attaccata un fallo di plastica per metterlo in culo al suo fidanzato
e un’altra volta si era fatta dare un cazzotto in bocca, in modo tale, da sentire un po’ di umiliazione per eccitarsi, ma lei niente, non si eccitava, e da vera stronza diceva al suo carnefice-femmina( perché aveva i periodi così detti lesbici part-time) che niente, non si eccitava, che potevano pure smettere, che se ne sarebbe potuta pure andare; al che l’amichetta camionista le diede un calcio in pancia e lei finalmente riversa sbrodolava, ansimante, ingorda di altri calci orgasmatici…..Tornò a casa Dario e
diede una pulitina per terra togliendo le macchie di sangue che stavano sparse sul pavimento. Si addormentò dopo aver fumato sigarette e canne intervallate dall’ascolto di musica Dub, dubbing jah, dry wood dub, plastic dub (happy), the builder stone etc, Mad professor. Aveva una compilation. E
una bottiglia d’acqua. S’addormentò con questa musica e sognò che da dentro una vasca d’una fontana, alle pendici di un monte, sbucava una luce fioca emanata da un’aragosta bianca e Moline in costume da bagno con l’asciugamano sulle spalle che avvicinandosi all’aragosta bianca si butto
dentro la vasca della fontana facendo perdere l’equilibrio a quell’umido cupo barlume di speranza. La luce si affievoliva sempre di più e l’aragosta bianca si era poggiata sull’asciugamano di Moline ma Moline a ralenty (effetto Cinecittà) stava lottando con schizzi di acqua che la trattenevano dal tenersi a non perdere la calma, ma l’aragosta bianca le fece perdere l’equilibrio e caddero nella fontana. Buio e giorno. Giorno e tramonto. All’alba non c’era né Moline, né l’aragosta bianca né la fontana.
C’era soltanto l’asciugamano. Ed un sole cocente sulla testa di Dario. Raccolse l’asciugamano. Si fece notte. Cercò di farsi luce ma il buio si intensificò. Poi si aprì una voragine e dopo non molto ci fu un’eruzione fatta da miriadi di lucciole che sospese nell’aria si raccoglievano dando una forma precisa del suo volto. Se la guardava l’immagine sua lampeggiante che gli disse:- FUOTT-TINN!
Si svegliò con le lucciole che si spegnevano una ad una sparendo, tutto sudato e con lo stereo acceso.“Space frontier” come sottofondo.

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