Incenso al sapore di lacrimogeno

di Vincent Casseur

Francesco avanzava timoroso nel piccolo sentiero tra le rose rosse, si sentiva in forma, quelle fitte al cuore che sentiva da un pò erano scomparse definitivamente. Anche la vista sembrava tornata quella di una volta, vedeva nitidamente i contorni dei ciottoli sotto i suoi piedi, eppure non riusciva ad avere la giusta percezione delle distanze, ne riusciva a ricordare da quanto tempo stesse camminando. Il cielo sopra di lui non aveva una connotazione metereologica precisa, non riusciva a capire se fosse limpido o coperto.
“Ahò er prossimo!”
la voce veniva da un personaggio pittoresco, alto capelli lunghi e neri, faccia tagliata, vestito come il marchese del grillo. Lo strano personaggio che puntava il dito su di lui, teneva in mano quello che sembrava uno strano palmare, francesco timorosamente chiese:
“chi sei? dove mi trovo?”
“Io so Righetto sor francè! e te trovi ner viale”
“mah… il viale?..” provò a replicare ma righetto lo zittì
“ahò io te devo solo accompagnà, quindi sbrighete e nun me rompe li cojoni” Poi righetto mise il palmare all’orecchio e disse :
“si è arrivato l’emerito” poi tacque e ascoltò le istruzioni “
bene sor francè, de quà, anfiteatro 14, n’hai fatti danni eh?”
“in che senso scusi, ma mi vuol dire dove mi trovo, cosè l’anfiteatro 14?”
“sor francè te trovi al capolinea, nelle verdi praterie di manitù, nel regno dei cieli, nell’ade insomma trova na formula che te piace e statte zitto”
Prima che potesse ribattere righetto lo acchiappò per un braccio e lo trascinò in uno stargate, dopo pochi secondi davanti ai suoi occhi comparve un enorme anfiteatro, stracolmo di gente, fu trascinato al centro proprio sotto ad un palco, sul palco c’era un tavolo a mezzaluna e seduto al centro un personaggio con una folta barba bianca. Francesco si rese conto che il suo posto era un piccolo banco in mogano sotto il palco, ed aveva tutta l’aria di essere il posto dell’imputato. Si sedette in maniera automatica, incapace di pensare, si sentiva quasi estraneo al controllo del suo corpo, tornò in sè quando udì uno squillo di tromba, è una voce annunciò
: “al tavolo il trapassato Kossiga francesco, che entrino gli ascoltanti primari”
Alcune persone camminarono fino al palco e presero posto di fianco al barbuto, poi di nuovo la voce:
“oggi gli ascoltanti primari sono: “Giorgiana, Giannino, Valerio, Francesco, Germano, Sardo, Fausto, Lorenzo” “la tribuna degli ascoltanti in aereo è composta da 81 unità, la tribuna degli ascoltanti in treno da 85 unità” Francesco cominciò a capire, cominciò anche a ricordare alcuni dei volti poi la voce continuò
“l’ascoltante della difesa è una unità”
Un uomo coi capelli brizzolati comparve alla sua destra e camminò fino ad una scala, salì 4 scalini e si sedette, era davanti a lui proprio sotto il palco. Francesco sentì una fitta al cuore “Aldo” disse tra se.
L’uomo con la barba cominciò a parlare
“allora, niente da dichiarare?”
“ma lei chi è? San Pietro?” domandò
Tutto l’anfiteatro scoppiò a ridere, il barbuto e Valerio si davano pacche sulle spalle indicando francesco e ogni volta ridevano ancora di più, e gli altri li imitavano, persino aldo che si era presentato con un ghigno triste si lascio sfuggire una piccola risata.
“Sti democristiani sono fatti con lo stampino, vi ricordate la faccia di zaccagnini?” disse il barbuto e tutti giù di nuovo a ridere
Dopo alcuni minuti, nell’anfiteatro tornò la calma e il barbuto disse: “non sono san pietro, mi chiamo Carlo, ma tu puoi chiamarmi babbonatale, e visto che non hai capito un cazzo, ti faccio una breve spiagazione, in primis cosè sto posto non lo sappiamo nemmeno noi, sarà una tua immaginazione, sarà l’aldilà, sarà l’inferno dei democristiani boh, l’unica cosa che so e che io sono in alto e tu in basso, quindi adesso dirai a tutti gli ascoltanti il perchè delle tue azioni mentre eri vivo ergo sbrigati! Tutti gli ascoltanti sono morti per causa tua, in maniera diretta o indiretta, buon divertimento!”
Francesco capì che era arrivato il momento di vuotare il sacco e dunque cominciò
“Mi chiamo Francesco Cossiga, sono nato a sassari il 26 luglio del 28 e credo di essere morto qualche giorno fa, ho passato buona parte della mia esistenza a difendere la democrazia e l’ho difesa con tutte le armi a mia disposizione. Sono sempre stato un megalomane, ma in maniera lucida, ho picconato sul nulla per garantirmi una vecchiaia mediatica, ancora adesso dopo la mia morte e per molti anni sarò al centro dell’attezione. Credo in dio, forse questo strano processo è una prova della mia fede, quindi non farò abiura delle mie scelte perchè in cuor mio so di non aver peccato. Riconosco tra gli ascoltanti tre studenti uccisi dai miei uomini, ebbene signori, in una guerra ci sono le vittime è un dato di fatto, e quella che io ho combattuto contro di voi è stata una guerra. Io non avrei mai permesso che le vostre idee mettessero in discussione i rapporti di forze nel mio paese, una democrazia si basa sulle diseguaglianze, etniche, religiose, sociali, senza le diseguaglianze non ci sarebbe la scalata sociale, senza le diseguaglianze il circuito produttivo andrebbe a farsi fottere. Io non potevo permettere che in due città esplosive come bologna e roma i giovani potessero pensare che la rivoluzione era possibile sul serio, per questo vi ho fatto sparare nella schiena, per questo ho mandato i carri armati, perchè la paura è il miglior deterrente. Ho promosso le leggi speciale e il carcere duro per piegarvi, perchè volevo che che ognuno di voi pensasse “ma il gioco vale la candela?”. La colpa è vostra, eravate troppo bravi, eravate riusciti a mettere in un angolo anche i sindacati e il Pci, era troppo, ma io ero più bravo di voi, ed avevo a disposizione mezzi inquantificabili e li ho usati tutti, anche la tortura, i crociati forse non torturavano gli uomini di saladino e viceversa? Il mio compito era nientaltro che gestire la situazione, manipolare, le battaglie mediatiche esistono dai tempi di Giulio Cesare, sono stato più bravo di voi, ho fatto litigare tra loro tutti i comunisti del mio paese e per far capire che non scherzavo, anzi che non scherzavamo affatto abbiamo sacrificato il nostro fratello migliore, Aldo è inutile che mi guardi in quel modo, Abramo non era pronto a sacrificare suo figlio Isacco? Cosa avremmo dovuto fare? i paesi baschi a piazza navona? L’irlanda del nord? via siamo seri, noi siamo in italia. E poi io almeno mi sono dimesso, visto che non sono riuscito a salvarti. Vedo tra gli ascoltanti anche Sardo e Valerio, beh Valerio tu sei vittima della tua curiosità, non è colpa mia se hai scoperto che i nar spacciavano per conto della magliana 15 anni prima di Imposimato, non è colpa mia se volevi occupare le case che venivano comprate dai palazzinari loro amici, anche tu eri troppo in gamba e i fascisti da che mondo e mondo ammazzano quelli in gamba. Sardo ho fatto caricare il funerale di tuo figlio massacrando la gente anche nel cimitero perchè non volevo che altri ragazzini come lui ricostituissero le strutture che ero riuscito a smantellare, come ho detto prima il mio era un lavoro gestionale, dovevo fare la scelta migliore al momento più opportuno, e nel 1980 la scelta più opportuna era tagliare del tutto le gambe, il 1980 è stata l’ultima carica, voglio dire come a genova in via tolemaide, dopo ore di scontri la celere da un ultimo assalto non tanto per fare altri arresti ma per disperdere, nel 1980 vi ho dispersi. Vedo anche gli ascoltanti che arrivano in treno e in aereo, anche voi non dovete avere quelle facce, ve lo ripeto il mio è un ruolo di gestione delle risorse, così come lo è quello dei servizi che non sono deviati, fanno semplicemente il loro mestiere che è sempre quello di operare la scelta giusta al momento più opportuno, se c’è un gruppo di fascisti che vuole fare un omicidio che a noi fa comodo possiamo favorirli così come consegnarli un pacco bomba, o non ostacolare le battaglie navali sui nostri mari o sui nostri cieli se possiamo trarne profitto. La democrazia si difende con tutte le armi del nostro arsenale…”
Francesco stava per continuare ma il barbuto lo fermò
“si ok abbiamo capito, qualcuno degli ascoltanti vuole dire qualcosa?”
“ma il verdetto?” bofonchiò francesco
“a sor francè ma o vuoi capì che nun devi rompè er cazzo? quanno te dicono zitto zitto devi da stà” righetto era ricomparso
Tutti gli ascoltanti rimasero in silenzio, solo Valerio si alzò in piedi e guardando Kossiga negli occhi disse
“a sor francè ascoltami bene….” Kossiga per la prima volta in vita sua provò la paura
” MA VATTEN’AFFANCULOOOOOOOOOOOOOO!”
Tutto l’anfiteatro applaudì, il barbuto scoppiò di nuovo a ridere a disse agli altri “dai andiamo al bar, che mi sono proprio rotto le palle di ascoltarlo” e poi indicando Moro “dai vieni anche tu che se ti lascio con lui questo è capace di venderti per la seconda volta” Tutto si oscurò, anche Righetto era scomparso, francesco rimase da solo e per l’eternità sentì ronzare nelle orecchie come cantato da migliaia di persone il vaffanculo di Valerio.

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