Euskal Herria Antifaxista

di Ska-Red Bull
La prima volta che misi piede a Bilbao, lo ricordo ancora, fu nel settembre del 2009, un martedì di sole. Ci andai che avevo solo 20 anni, con tutta l’ingenuità che può avere un ragazzo a quell’età. Ci andai per studiare, dovevo restarci poco meno di un anno, ma l’Erasmus era solo una scusa. Sì, perché era da quando, all’età di 16 anni, scoprii l’esistenza di una squadra composta di soli giocatori baschi che m’era venuta la fissa per Bilbao, e per i Paesi Baschi. Non so cosa mi prese della storia di questo strano popolo, ma sta di fatto che fin da piccolo avevo guardato con curiosità a quel gruppo che ancora chiamano terrorista, ETA, che metteva le bombe, dicevano, perché voleva l’indipendenza dallo stato spagnolo. Scoprire che l’Athletic Bilbao aveva vinto 8 scudetti e 24 Coppe di Spagna pescando giocatori da un popolo di appena 3 milioni di abitanti fu un’illuminazione. E ancor più illuminante fu scoprire che quei “terroristi” dell’ETA oltre all’indipendenza volevano il socialismo. La prima cosa che guardai, quando mi iscrissi nella mia facoltà da studente fuorisede, da ragazzo del sud, fu se potevo andare in Erasmus a Bilbao. Potevo, e dopo 2 anni il mio sogno finalmente si avverò.
Arrivare nei Paesi Baschi, per me che ero cresciuto in un mondo tutto mio fatto di calcio e politica, da giovane ultrà e futuro militante, era il massimo. Ma ci misi poco a capire che la realtà politica stava cambiando, irrimediabilmente e in una direzione che mai mi sarebbe piaciuta. ETA stava progressivamente abbandonando la lotta armata, facendo sempre meno azioni, ed anche la particolare kale borroka (rapide azioni di giovani militanti volte a distruggere bancomat e dare fuoco a cassonetti per mantenere alto il livello di tensione) stava scomparendo. Una presa a male. Ma il Paese Basco è pieno di sorprese, e così, mentre i politicanti di turno impongono cambi di tattica, i ragazzi di strada, gli hooligans dell’Athletic, i famigerati (nello stato spagnolo) Herri Norte (che in italiano si può pressappoco tradurre con “Popolo della Nord”) continuavano a difendere la loro terra dai fascisti nell’unico modo concepibile: con la lotta!
Il 23 maggio doveva essere, in teoria, un sabato come un altro; stavo andando a vedere  la mia ultima partita, contro l’Atlético Madrid, a San Mamés (dopo che in tutta la stagione mi ero perso, si e no, 3 partite, giurai che non sarebbe stata l’ultima). Solo due giorni prima c’era stato il primo sciopero generale della classe lavoratrice basca contro la crisi; non successe un cazzo, a parte una carica a buffo delle guardie, quei cani dell’Ertzaintza, la polizia autonoma basca. A momenti ci rimettevo un occhio per colpa dei pallettoni che sparano; meno male che l’intuito durante la fuga non mi manca mai!
Esco di casa vestito come al solito: uno pseudo-skinhead coi capelli ricci, pantaloni militari e anfibi, una felpa del cazzo e la sciarpa di Herri Norte attaccata alla vita. Nel mio solito tragitto per lo stadio mi accorgo però che non è una giornata qualsiasi: vedo compagni appostati agli angoli delle strade, mi insospettisco. Alzo il passo, arrivo in fretta ai bar delle strade adiacenti allo stadio, trovo Giuseppe, il mio amico livornese che tante porte mi ha aperto a Bilbao: era un veterano, troppe cose mi aveva raccontato, tanto da farlo diventare come uno zio. Mi spiega che tutti si aspettano che da un momento all’altro arrivino i fascisti del Frente Atlético. Già i fascisti non sono bene accetti qui, se poi si tratta dei camerati che, anni prima, avevano ucciso un compagno tifoso della Real Sociedad, Aitor Zabaleta, un fratello basco, ancora peggio. Giuseppe mi racconta, per l’ennesima volta, che qui gli ultrà fascisti non vengono quasi mai: ci provarono una volta gli Ultras Sur (quelli del Real Madrid), ma furono cacciati dallo stadio dopo nemmeno due minuti; ci avevano già provato anche quelli del Frente Atlético. Il risultato? Autobus distrutto, niente partita e tutti a casa. Questa volta era diverso. Cominciarono ad arrivare notizie contrastanti: sono scesi a Plaza Zabalburu. Sono scortati. No, non sono scortati e sono circa 200, inquadrati militarmente. Poi la notizia ufficiale: un gruppetto dei nostri è entrato a contatto, ma ha avuto la peggio, uno è all’ospedale ferito. Ora sono scortati. Ci raggruppiamo, siamo più di 200 ora, aspettiamo che passino davanti a noi, quando tenteranno di farli entrare. Io inizio a fremere, cazzo, sono quasi 9 mesi che aspetto di fare gli scontri nel Paese Basco! Mi preparo, mi bardo, stacco la sciarpa dalla vita e la giro intorno al collo. Fa un caldo boia! Raccolgo due bottiglie. Eccoli! Un plotone di guardie avanza, dietro ci sono loro. Un compagno, uno dei più fomentati urla: “Venga, me cago en dios! Somos Herri Norte! Venga!” Partiamo alla carica, piovono le bottiglie, lancio una delle mie, parte un razzo contro le guardie. Dura tutto un attimo, poi la polizia carica, spara contro di noi, e scappiamo. Con una bottiglia ancora in mano Giuseppe mi spinge dentro un bar, mi fa sbardare e chiede due birre. Le guardie passano oltre il bar… siamo salvi. Sento la rabbia che inizia a ribollire, non sono soddisfatto, porco dio! Le merde stanno entrando, San Mamés sarà violato per la prima volta! Dopo quasi mezz’ora, ci siamo ritrovati tutti e decidiamo di entrare anche noi. Dentro un compagno basco che mi aveva procurato il biglietto mi chiede come va. Nessuno segue la partita, il campionato, per noi, è ormai finito e dentro, accanto a noi, ci sono i fascisti! Urla, insulti, loro che cantano “Yo soy español español español”,  lo stadio fischia all’unisono, c’è gente che si promette botte alla fine della partita. La partita finisce, usciamo tutti ma ci fermiamo poco fuori lo stadio; giriamo un cassonetto, prendiamo tutte le bottiglie che possiamo. Ora lo stadio è vuoto, dentro solo i fascisti. Entriamo tutti insieme, alla carica, sbaragliamo la sicurezza privata e cominciamo a lanciare di tutto verso le merde! Ora si cacano sotto, non cantano più, si lamentano con le guardie perché non li difendono. Due intensi minuti così, poi la polizia ci carica, ci spinge fuori dallo stadio. Ma da lì non ce ne andiamo, vogliamo prendere i fascisti. Comincia così una guerriglia urbana che da anni non si vedeva a Bilbao: cassonetti incendiati, auto della polizia assaltate, cariche infruttuose da una parte e dall’altra. Io mi faccio coraggio e vado più avanti che posso a lanciare i sassi. Che cazzo lancio ora? I calici di vino! Prendo i calici! Li lancio, ma non fanno un cazzo! Giuseppe, lo zio premuroso, da dietro mi indica le eventuali vie di fuga. Non ce n’è bisogno, perché le guardie non vogliono aggravare la situazione. Dopo tre quarti d’ora da leoni ci ritiriamo, è impossibile vincere questa battaglia. Dovremo farcene una ragione: i fascisti sono entrati a San Mamés e noi non li abbiamo cacciati. E’ la prima volta che faccio veramente gli scontri! Non male la mia prestazione personale, ma abbiamo perso. Strano! Ora posso sentirmi davvero come un basco!

Fine agosto 2011
“Pronto?” “Oh artista!” “O zio sei te?” “Sì bello, hai visto con chi hanno sorteggiato l’Athletic?” “No, con chi?” “Paris Saint-Germain, Slovan Bratislava e Salisburgo. Andiamo il 3 novembre a Salisburgo, pare ci sia un bell’ambiente!” Di questi tre nomi, è stato il primo a chiamare la mia attenzione. “No, zio, io sicuro vado a Bilbao quando vengono i parigini!”
É un mese di merda agosto 2011, ma diciamo anche tutta l’estate. Ho tanta di quella rabbia in corpo che vorrei spaccare tutto. Il 3 luglio è ormai lontano, nel tempo e nella mente, e la prospettiva di ripetere gli scontri a Bilbao mi fa rinascere. Gli ultrà del Paris Saint-Germain sono divisi in due curve: una di compagni, una di fascisti. Ed è proprio loro che voglio affrontare!
29 settembre, arrivo a Bilbao in mattinata. Un compagno mi ha addirittura trovato il biglietto per la partita; 42 euro per la curva, li mortacci loro! Mi aggiorna sulle prospettive della giornata, pare che i nazi vengano, l’appuntamento è alle 16 fuori al solito bar. Incontro un altro compagno, italiano e in Erasmus anche lui (peccato non voglia ripercorrere le mie orme), mi appoggio a casa sua. Sono le 4, esco di casa, fa un caldo torrido; il mio abbigliamento questa volta prevede: maglietta nera (quella solita degli scontri), pantaloncini mimetici e Adidas, felpa attaccata alla vita. Berretto nero in testa! Raggiungo gli altri, una settantina di Herri Norte; aspettiamo che arrivi altra gente e poi ci muoviamo alla ricerca delle merde. Un pazzo parigino, grosso, pelato e con un bicchiere di birra cerca la morte: i compagni lo graziano. Decidiamo di prendere il tram e scendere lungo la ria (il fiume di Bilbao), non lontano dallo stadio. Saliamo e dopo pochi metri il ciccione con altri due ci fanno segno di scendere, abbozzano un inseguimento al tram: non ho ancora capito perché nessuno è sceso alla fermata; il tram riparte, fuori ad un bar un gruppo di parigini ci vede e fa il saluto romano. Cominciamo a smadonnare, chiediamo al macchinista che fermi il tram, ma non ci ascolta; la fermata dopo è a un chilometro di distanza… andati, ‘Ca madonna! Scendiamo. Sembriamo tutti impazziti, ognuno fa come cazzo gli pare, non riusciamo a decidere una cosa che vada bene per tutti. Non si riesce a capire se i nazi ci siano oppure no; i capetti si fanno da parte, Herri Norte pare arrugginita. Aleggia una paura di fondo: non stiamo per affrontare i soliti fascisti spagnoli, ma dei pazzi che tengono testa ai marsigliesi! Cominciamo a camminare confusamente per la Gran Via. Io e altri avvistiamo due ragazzetti vestiti casual; iniziamo ad andargli appresso. Questi si girano, ci guardano, dall’altro lato della strada c’è il grosso di noi, circa 70 persone; ‘sti due cominciano a correre. Partiamo anche noi, ma sono due leprotti e desistiamo. ‘Ca madonna un’altra volta! Sembra una maledizione!  Decidiamo di andare allora verso il solito bar dove si ritrovano tutti i compagni prima delle partite; magari lungo il tragitto li troviamo, pare che stiano in quella zona. A vederci, siamo bellissimi. O meglio, per noi malati di scontri siamo bellissimi; la gente ci guarda intimorita. Arrivati su Calle Doctor Areilza, una strada che avrò percorso non so quante volte durante l’Erasmus, qualcuno inizia a correre. Sento le grida provenire da quelli davanti: “Ahì estàn! Venga, me cago en dios!” Corriamo tutti, ci fermiamo, non si vede nessuno. Ricominciamo a correre. Eccoli! Ora li vedo! Un gruppetto di 20 pazzi ci vede arrivare, prelevano tutte le sedie del bar in cui stavano bevendo e ci vengono incontro. Cazzo! Sono più pazzi di noi! In 20 contro 80, e ci stanno affrontando! I più giovani, i meno esperti dei nostri, girano i tacchi e scappano. Io rimango lì, ho una paura fottuta, ma sono stanco di scappare. Cinta in mano mi paro davanti a uno. Questo mi lancia una sedia addosso, la schivo! Porco dio! La riprendo e gliela lancio addosso, lo prendo di striscio. Indietreggio insieme agli altri; mi volto e vedo che 2 dei nostri stanno affrontando uno dei loro, parto alla carica! Troppo tardi, questo si è già defilato. Giro lo sguardo verso destra, sono a neanche 2 metri da un nero, una branda con il mordidenti da pugile in bocca che ci fa un chiaro segno: venite! Nessuno lo affronta. Piovono oggetti da una parte e dall’altra, non si capisce un cazzo! Un vecchietto col bastone rimane in mezzo al fuoco incrociato, cade a terra. Ci fermiamo tutti, il nero lo prende lo rialza e lo porta via. Anche in situazioni del genere, dei pazzi come noi sanno prestare attenzione all’incolumità di chi non c’entra un cazzo! Arrivano le guardie, spari, odore di lacromogeni, che palle! Scappo, mi infilo dentro un bar, ma noto qualcosa di strano! Le guardie non stanno caricando noi ma loro. I compagni ripartono alla carica, ma io non mi fido, resto indietro. Giriamo confusamente per le strade, io sbrocco ai compagni che si fidano delle guardie e vogliono passargli oltre; “vi hanno abbattuto un centro sociale l’altro giorno e ora vi fidate di loro?!?” Altri fascisti non ne incontreremo; ripariamo, dopo varie tiritere, al nostro bar. Arrivano brutte notizie: un compagno è in ospedale, forse in coma, ma di sicuro ha un trauma cranico: lo hanno menato quei 20 lì, lui era da solo! Poi la partita. Esco dallo stadio, torno a casa del mio amico: oggi non sono soddisfatto. Io non ho menato nessun fascista e abbiamo fatto una figura da coglioni: ci hanno tenuto testa in 20 contro 80. Come dice un compagno: Herri Norte deve capire che questa è l’Europa, e in Europa non affronti quei coglioni degli Ultrà Boys (dello Sporting Gijon) o quelli del Racing Santander; in Europa affronti nazi seri!
p.s.: non abbiamo mai capito cosa cazzo ci facesse un nero in mezzo a un gruppo di nazi! Misteri degli ultrà…

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