Lea è convinta che prima o poi manderemo tutti via

di Anonima

Lea ha compiuto vent’anni.

Non è felice, sente una strana puzza, percepisce da tempo un’inquietudine ed un fastidio generale, quasi quasi la notte Lea non riesce a dormire e sa che non è più l’adolescenza, oramai va all’Università..

La sua vita sembra essere normale..studia( sempre più raramente perché lavora come baby-sitter, o nel Call-Center della Vodafone), esce con gli amici (anche se più che uscire si vedono in casa visto che il cinema é inaccessibile, il pullman é un ricettacolo di controllori infamoni .., la birra sembra sia fatta d’oro..) insomma conduce una vita normale nell’era della nube chiamata precarietà.

Lea studia Lettere, la sua famiglia le manda dei soldi, e certo non può farle che piacere, ma deve comunque lavorare per pagare l’affitto, i libri…quattro ore presso la famiglia De Martino dove cerca di sedare due pargoli per sei euro l’ora e il resto della giornata cercando di portare a buon fine qualche contratto Vodafone..per due, tre euro l’ora, se va bene..e se va male?..vabbé sono i contratti a progetto..
Sicuramente questa situazione non é semplice, Lea si rende conto parlando con gli amici, con il ragazzo, con il vicino di banco ecc..che questa è la condizione comune dello studente, lavoratore e precario.Certo la sua vita Universitaria se l’era immaginata diversamente, come si era immaginate diverse le lezioni di letteratura..basta Manzoni e Machiavelli..solo corsi, mille corsi su programmi antichi, parole di altri tempi..Lea pensava che all’università si cercasse di capire, di approfondire e invece si è resa presto conto che la frammentarietà della vita che la investe la ritrova dentro la sua facoltà.
La ragazza  è completamente immersa in questo sistema, ma non le va bene, crede che  sia arrivato veramente il momento di ascoltare quella voce, quel pulsare di stomaco che le dice di non arrendersi.
Inizia a pensare a quei giovani che ogni giorno in facoltà allestiscono banchetti, a quei tipi a volte un po’ grezzi che si sentono padroni di Palazzo Nuovo(così si chiama la sua facoltà) e due o tre volte a settimana allestiscono l’atrio per svolgere dibattiti in cui ribadire l’importanza del No al Tav, in cui  spiegare cosa succede tutti i giorni in Palestina e organizzano assemblee di studenti per gridare i propri No, per costruire delle forti giornate in cui provare a prendersi il futuro senza lasciarsi stordire da quella puzza e da quella crisi che Lea conosce troppo bene.
Lea pensa a loro..ai ragazzi dei collettivi, qualcuno frequenta i centri sociali..,si vergogna un po’ di non essersi quasi mai fermata ad ascoltarli…ed è così che decide di avvicinarsi a quel mondo di discussioni e ribellioni, di coraggio, di gesti forti, di lacrime, di grida, d’odio e d’amore.
Le giornate di Lea iniziano ad acquistare un senso e un sapore diverso.
La stanchezza quasi non la sente più..diventa un dolce ritornello che ogni tanto le ricorda che è fatta di pelle ed ossa e che non può sempre essere ovunque.
Continua a  studiare, lavora.., ma segue assemblee lunghissime e scende in piazza ogni volta che può.
Non ha paura di nessuna divisa..sa che durante i cortei la polizia quasi sempre carica, oramai a Torino non si può fare più niente secondo la questura..Lea pensa sempre alla Val Susa completamente militarizzata, alla Val Susa che resiste e non si arrende.., pensa alla contestazione del primo Maggio a Fassino, quel sindaco vigliacco e bugiardo, non voluto dalla gente, contestato giustamente..Pensa che lei, i suoi compagni e le sue compagne prendano tante mazzate, ma sa di avere ragione, sa che è giusto gridare i propri No, sa che non si può lasciare il proprio futuro nelle mani di dei banchieri, di degli strozzini, sa che tirare un sasso è meglio che morire soffocati dalla nube tossica della crisi.
Lea sa questo e molto altro.
Lea era a Roma il 14 dicembre e anche il 15 ottobre ed è tornata una persona diversa.Ha amato piazza del popolo in fiamme, anche se aveva un pò paura, perché Lea è piccola e goffa. Non riconosceva più i suoi compagni, ma trovava tutti così belli, correva, consapevole che quelle giornate avevano la potenza di una bomba, in tutto e per tutto e lei non se le sarebbe mai perse.., nonostante il cuore in gola, la ciccia traballante.. sapeva di avere l’adrenalina e la forza di chi ha ragione, di chi quasi non ha più nulla e non vuole stare zitto.
Lea vuole lottare..vuole ancora studiare, anche se non le é mai piaciuta l’università, ora preferisce di gran lunga le chiacchierate con i compagni e le compagne, che le sembrano più produttive di mille lezioni di filologia classica.
Lea è un’altra persona.
Non vive più nell’ansia..vive nella consapevolezza della propria dignità e della propria forza.
Da qualche mese ha addirittura occupato una residenza, dove si è accorta di costruire insieme ad altri ragazzi e ragazze di tutte le nazionalità un percorso differente, sta partecipando alla creazione di una comunità in lotta, una lotta nata per riprendersi le borse di studio, ma che è diventata molto di più. Con questi ragazzi Lea è felice, con loro vuole resistere, ma vuole fare molto altro e sorride quando pensa che tanto effettivamente stanno facendo. Quando può passa alla Verdi, perché è strano, ma per una volta nella vita non si sente fuori posto, forse perché quel posto ha tanto di lei, ha tanto di tutti quei ragazzi che ci vivono, che discutono, che ballano al ritmo di jazz o trash..é un’esperienza che magari finirà, ma Lea é convinta che sarà sempre più difficile soffocare ciò che giorno dopo giorno viene sedimentato.
Ora ogni notte quando va a dormire Lea non pensa più alla puzza e al fastidio della crisi, pensa al sorriso dei ragazzi pakistani alla Verdi Occupata, pensa alle uova contro la Fornero, pensa a piazza del Popolo, pensa alla sua Torino..ed è convinta che per lei e i suoi compagni sarà difficile continuare a lavorare, studiare, fare politica, ma pensa che sarà molto più difficile per questa casta e per le altre che verranno gorvernare..Lea è convinta che prima o poi manderemo tutti via.

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