Cicatrici

..a  te che in tutti questi anni non ti ho cercato mai..

 

 

Quanto tempo è passato tu lo sai? Io no.

Potrebbe essere anche solo un’ora, hai lo stesso identico sorriso.

Mi guardi e ridi. Viene da ridere anche a me.

Sei invecchiato, tanto. Non riesco a dirtelo, però tu me lo dici.

Di raccontare non ho voglia e neanche tu sembri averne.

Non ho voglia di giudizi.

Tu solo sapevi e immaginavi i miei sogni e i miei castelli in aria.

Avrei solo voglia di abbracciarti.

 

Nel contatto fisico però nè io nè te siamo mai stati bravi. E così ti inondo di parole e tu continui a guardarmi ed io ti parlo ancora di tutto quelle che mi salta in mente e tu sembri perso ed io lascio scorrere le frasi, le solite frasi.
“hai visto che oramai è primavera? Sai che al posto di quel bar dove andavamo sempre ora c’è un albergo? ”.

 

Qualche immagine di noi mi torna alla mente, e qualcosa invece me lo ricordi tu.

Mi racconti della prima volta che ci siamo visti, sarà stato ad un corteo, durante un’assemblea, ad un’occupazione?

I contorni sono sfocati, ma nitida è l’immagine che hai di me. Alla fine quello che ti è rimasto  è quello che io non sarei voluta essere.

E all’improvviso le parole lasciano il posto ai tiricordi.

 

Tiricordi quando eravamo insieme in quella piazza, piena e bellissima, come mai prima. Quella piazza che aveva segnato l’inizio della mia storia e che tornava a segnare la nostra storia e quella di una generazione.

Le urla concitate, e le risa, il fumo denso e gli occhi che bruciano, e quell’applauso. E le cariche e i caroselli. Tu che mi hai tirato per i capelli e in un istante ci siamo ritrovati dall’altra parte dell’arco.

 

Tiricordi quando mi insegnavi a decidere.

 

Tiricordi quando siamo scappati  dal senso del tempo. Soli per trovare il nostro senso, senza che nulla potesse interferire. Non c’era più nient’altro.

 

Tiricordi quando eravamo vicini, ancora una volta in piazza, una piazza blindata e surreale.

Sono state le tue mani, il tuo sguardo e ancora una volta il tuo sorriso a farmi ritrovare la voglia per cercare una via d’uscita.

 

Tiricordi quando da piccoli, io e te, sentivamo che questo “apparato” ci stava stretto e discutevamo insieme su come distruggerlo.

 

Tiricordi quando facevamo delle riunioni infinite, assemblee su assemblee, “perché tutto si decide insieme”.

E insieme imparavamo anche che immaginare tutti gli scenari possibili è inutile.

 

Tiricordi quando, insieme, eravamo invincibili. E come era bello, e accecante, nelle situazioni più difficili scoprire l’esplosione del mio sorriso nel tuo sorriso, della tua risata nella mia risata.

Trovare il mio sguardo nel tuo sguardo.

 

 

 

Adesso te ne vai. O me ne vado io?

Gli arrivederci suonano sempre male, ci scambiamo i nostri nuovi numeri, con la promessa di non lasciar passare altri trent’anni per rivederci.

Sappiamo che non vogliamo rincontrarci mai più.

“le cicatrici sono tante e profonde”

 

fra quanto tempo si spegnerà la candela?
fra quanto finirà anche questa sigaretta?

vorrei vederti, vederti ora.
ma già ti vedo, sei qui con me.
sei negli occhi di quel gatto, perchè non chiedi mai di poter entrare?

sparge la cera che si mischia all’incenso. e fuori solo grida.

e c’è questa canzone che si mischia ai pensieri, che non va via, non va mai via.

servirebbe un falò adesso. un enorme falò in cui bruciare tutto questo. si possono bruciare sogni speranze illusioni?

non c’è più niente di reale, ora.
il mondo si è spostato un passo più in là.
qui c’è solo un po’ di nebbia, e sudore, e puzza.
non c’è spazio per i ricordi, i ricordi vanno messi via, prima che vengano rubati.

in bocca il sapore è agrodolce. è odioso.
come posso mandarlo via? me lo dici?

era uno di quei momenti in cui non riesci neppure a urlare. potevo solo svenire, e invece mi sono stesa a terra, qualche secondo.
quando mi sono alzata non c’era più niente, tutto era vuoto.
non ho più riconosciuto nulla.

qui non c’è più niente, non c’è più niente e nessuno. devo ricominciare, da sola. ho dimenticato come si fa. non ricordo più nulla.

il senso del senso.

urlo disperata e arrivano solo pacche sulle spalle.

anche tu hai detto che lo merito. penso di meritarlo anch’io.
perchè lottare ancora?

il tempo cancella tutto. non ne rimane più niente. qui il tempo non c’è.

..quando ho urlato non c’eri neppure tu.

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