Iniziazione alla lotta

Non sorrido mai, e come potrei? Sarebbe del tutto ipocrita farlo solo per un attimo. I miei genitori sono preoccupati, mi vedono arrabbiato, teso «Cos’hai sempre da stare così cupo è successo qualcosa?». Secco nego, ma è possibile che non capiscano? Guardando la televisione e leggendo il giornale non faccio altro che incazzarmi di più. A quel punto scrivo. Scrivo canzoni e poesie che farebbero impallidire Baudelaire. Non ho pace, mai. Volto lo sguardo intorno e vedo paradossi ovunque. I miei sono scontenti, si lamentano dei politici che vanno a puttane, del sindacato che non

sciopera. Il problema sta proprio lì. Si lamentano. Come faccio a vivere sereno in questa situazione?

Forse un giorno me ne andrò… sì, sì, andrò via da questo posto di merda. Poi

conto i soldi, a malapena bastano per arrivare all’aeroporto. Sono incastrato e tutto mi sta stretto. Incatenato. Ho iniziato a fumare, mi da qualche minuto di tregua. Che cos’è la libertà? Meglio non pensarci. Sicuramente so come non è la libertà. Non è questo mondo, non lo sono gli stili di vita che mi propongono. Non la vedo da nessuna parte. Con qualcuno ne ho parlato, con dei miei amici, anche loro arrabbiati,

portatori di malessere come me.

«È colpa dello stato!» grida uno. Quando si è tutti insieme diciamo tante cose di cui non mi ero mai accorto da solo. Di colpo siamo, forse, più consapevoli,

sicuramente più arrabbiati. E vorresti bruciare tutto.

Il prossimo sabato c’è una manifestazione nella capitale, si dice che organizzano dei pullman a prezzi bassi. È deciso in quattro prenotiamo i posti subito, altri si aggiungeranno. Vediamo che succederà.

Partenza alle 4 di mattina, si passa tutta la sera in giro a bere birra e a conoscere amici di amici. Mi sento più vivo del solito. Si aspetta un po’ al chiuso, in un locale occupato. Che posto figo penso mentre un po’ intontito guardo in giro. I ragazzi che ci sono dentro sono simpatici e socievoli. Sarà ancora la birra? Non ho mai parlato così a lungo, forse è perché abbiamo vite simili…

Si sale sull’autobus, tutti, stanchi dalla nottata, dormiamo. Verso metà mattina si fa

una sosta all’autogrill, ci si riprende un po’. Se non altro perché si recuperano un po’ di vivande. «Tanto sono assicurati sui furti! Ti fanno pagare la roba così

cara perché mettono in conto che qualcuno ruba. A questo punto fai prima a prenderti quello che vuoi. Tanto sono assicurati!».

Dopo code interminabili arriviamo. Si scende, ci si raduna tutti vicino alla stazione del metrò. A quanto pare ci sono altri autobus che stanno arrivando. «Avanti compagni! Prendiamo la metro, si scende alla decima» sorrido un po’ pensando ai “compagni” che manco conoscevo. Si arriva nella piazza del concentramento. Rimango impressionato, mai vista così tanta gente. Un senso di felicità mi pervade.

Veloci. Dai su! Forza raggiungiamo la testa del corteo! Oggi non si scherz

a! «Così si fa la rivoluzione! Altro che discorsi in parlamento!» ancora «Oggi li cacciamo via!». Si cammina veloci di lato al corteo. La strada ci viene quasi sbarrata da un gruppo vestito tutto di nero. I black block? Gli antifà? Boh, non si capisce un cazzo visto che sono tutti neri. Ci accodiamo anche noi. Ma subito prende fuoco una macchina parcheggiata. Ci allontaniamo ma restiamo abbastanza vicini per guardare. Più avanti ci saranno banche distrutte, supermercati assaltati, ex caserme bruciate. «Sì sì non mi dispiace che una banca prenda fuoco ma perché ora e non alla fine?» eravamo fondamentalmente d’accordo tra di noi. Dal nulla alcuni con delle pettorine rosse iniziano a spintonare quelli vestiti di nero.

Pugni, calci, bottiglie che volano e bombe carta. «Nooo fermi! Non tra di noi! Non tra di noi!» Anche io gridavo. Non potevamo mandare tutto a puttane così. In un attimo sirene e molta gente inizia a scappare. Io non corro, cerco di stare calmo. Non vedo più i miei amici. Cazzo. Iniziano a bruciarmi gli occhi e mi infilo in una via laterale. Già i lacrimogeni? Un ragazzo mi lava la faccia con uno spruzzino. Mi sento un po’ meglio, ma dove saranno andati gli altri? Prendo il cellulare e inizio a chiamare, tra grida, esplosioni e sirene non si capisce niente ma alla fine ne trovo due. Arriviamo nella piazza dove il corteo si sarebbe sciolto. A dir poco surreale. Da

un lato persone che prendono il sole, tutti seduti o sdraiati davanti a un cordone di polizia. Dall’altra parte il delirio.

Camionette che si lanciano sulla folla per poi sterzare all’ultimo, piogge di lacrimogeni che saturano l’aria. Non sto tanto a pensare, così come sono mi metto una bandana sul volto e prendo i miei guanti da lavoro. Ne rispedisco al mittente un paio, ma al terzo mi fermo. Non ci vedo più, gli occhi mi bruciano qu

asi a far male e immediatamente arriva anche il senso di nausea. Voglio solo accasciarmi sull’asfalto e restarci. Quindi è questo il famoso gas CS! Un lampo mi fa ricordare le parole del mio amico «Ti sentirai così male che vorrai buttarti in terra. Non lo fare! Vai via da lì subito ma non stare fermo!». A tentoni mi faccio largo fra la folla che guarda lo scontro. Mi arrivano nelle mani del limone e una bottiglietta con del liquido biancastro. Dicono sia Malox e che contrasti gli effetti del gas. In effetti mi fa stare un po’ meglio. Ritrovo i miei e ci allontaniamo un po’ per vedere il tutto da più distante. Stanno resistendo bene li davanti. Una camionetta va in pann

e, viene svuotata e gli si da fuoco. Grida di giubilo si levano dalla piazza. Non riesco a stare fermo, ne voglio ancora. Euforico ritorno dentro, provo ad avvicinarmi ma subito retrocedo. Le guardie sono incazzate e lanciano tanti di quei lacrimogeni che la nebbia scende sulla piazza. Corriamo via, esausti dagli scontri.

Da lontano si sentono ancora esplosioni e sirene, ma non possiamo andare

in quella direzione, dobbiamo ritornare dagli autobus, se manca qualcuno non si può partire. Ovviamente non siamo gli ultimi, e aspettiamo ancora, alcuni di noi consumati dal nervosismo. «Se li hanno arrestati? Che cazzo si fa?». Io discutevo con gente semi-sconosciuta della giornata appena trascorsa. Con un’ora di ritardo partiamo. Non c’è molta voglia di parlare quindi alla fine dormiamo.

Io ancora non sapevo quello che avrei fatto dopo quel giorno. Non sapevo quello

che i giornali avrebbero scritto. Le discussioni con la mia famiglia che credeva alle cazzate della televisione. Le assemblee in facoltà e nel centro sociale. Le trasferte per i cortei a Roma, Torino e Milano. La Valle e i blocchi degli espropri per il Terzo Valico. La mia prima occupazione. Tutto questo non lo sapevo quel giorno. Sentivo solo che sarebbe stato l’inizio.

 Fed

Roma, 15 Ottobre 2011, Blindato in fiamme

Roma, 15 Ottobre 2011, Blindato in fiamme

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