A volte

1- War is my destiny – Ill Bill ft. Immortal Technique & Max Cavalera263300_3

2- 3 millesimi di secondo – Kento

3- Dumpin’ – 2Pac

4- Jolly Roger – Signor K ft. Bonnot

5- Secondo Medioevo – Mezzosangue

6- The Oracle – Vinnie Paz

7- Dance with the Devil – Immortal Technique

8- Onemic – Nas

9- Bimbo bang – C.U.B.A. Cabbal

10- CPSOM – Artificial Kid

11- Amore mercenario – Deal Pacino

12- Fuck the police – NWA

13- What happened – Dope D.O.D.

 

Merda si è impallato. Come cazzo è che non riparte, solo questa ci mancava. Cristo di Dio!

Le cuffie strette in testa, da solo in mezzo ad una strada a bestemmiare come un cane, accompagnando ogni bestemmia con le mani, come un teatrante su un palco di rovine.

Fanculo. E’ andato. Speriamo siano solo le batterie, altrimenti sta volta smatto sul serio…

La faccia appesa, la stanchezza di diverse notti senza dormire. Riprendere la strada, fermarsi a quest’ora è deleterio. Il filo delle cuffie, un cordone ombellicare per stare al sicuro nascosti in un ventre caldo di normalità.

Che poi dove le trovo un paio di batterie adesso? Con il coprifuoco gli spacci staranno iniziando a chiudere, e io non sono sicuro di avere neanche abbastanza crediti per pagarle. Sono fottuto. Quanto cazzo vorrei dell’erba, di quella vera, non questo schifo sintetico che costa uno sproposito e ti fa fare viaggi terrificanti. Fanculo, fanculo.

I passi sulla strada risuonano nel vuoto, le suole delle scarpe sono consumate dalle corse, dalle fughe, dagli scontri. I pantaloni sgualciti, il giubbotto macchiato. Ma tutto con la ricerca di una cura maniacale, morbosa, un’apparenza che ormai non ha più senso perpetrare, ma che è un gesto automatico viscerale. La cinta una volta firmata regge un ferro, una pistola, una vecchia pistola lucida e mortale.

Ok devo stare calmo, rilassarmi, d’altronde sono vivo, è questo che importa! Devo smetterla di parlare da solo come un matto, respira, inspira, espira, inspira, espira, inspira, espira. Ma poi è così vero che sono vivo? E’ così vero che importa? Qui cosa importa e cosa o chi lo decide? Lasciamo stare le stronzate filosofiche, l’ultima volta che pensavo a ste robe me ne è spuntato uno dietro la schiena e per poco non mi affettava.

L’ombra ormai annerisce gli angoli e i pochi lampioni ancora funzionanti rendono tutto ancora più spettrale con le loro intermittenze. Poche voci in lontananza, un brusio fastidioso esce da un altoparlante, una volta era una voce, poi è stato preso a martellate dalla follia, ma è molto meglio così. Le luci dei palazzi sono quasi tutte spente, in pochi ormai ci vivono, e in meno ancora vogliono manifestare la loro presenza.

Uno sparo.

Corri, Cristo corri! Più veloce, cazzo ho mangiato così poco in questi giorni che mi sento svenire. Non pensare, corri! Merda, devo girare l’angolo, lanciarmi fuori tiro. Ci sono quasi, ci sono, ci sono, ci sono!

Uno sparo.

Inspira.

Espira.

Inspira.

Espira.

Ce l’ho fatta, per il rotto della cuffia, adesso devo muovermi in fretta, andare via da qua. Quello sarà stato un fottuto cecchino delle squadracce notturne. Cristo, non parlano neanche più, cercano di infilarti in proiettile in testa e via. Devo andarmene ce ne potrebbero essere altri ovunque. Maledetto a me e a quando ho deciso di andare all’incontro. A quest’ora ero nella mia topaia, senza rischiare la pelle ad ogni mezzo metro. Cazzo lo sapevo che non dovevo perdermi dietro ai miei discorsi.

Ora è proprio buio, in piedi e riprendere a camminare. Adesso non si sente il suono dei passi, non si sente niente, solo il respirare forte, solo il cuore che è una grancassa. Il quartiere batte a tempo di quel cuore.

E pensare che in queste vie ci giocavo, in queste vie ho conosciuto la mia prima tipa, ho fumato la mia prima canna, ho sentito la prima volta il sangue tra i denti, in queste vie ho lottato con mille fratelli e compagni affianco, posso sentirne quasi ancora le voci, il rumore di un corteo, l’odore delle torce, le facce di mille colori sotto i passamontagna, i cori, ma queste vie erano casa, ora cosa sono?

I palazzi ai lati delle strade sono sempre più diroccati man mano che procede, la guerra civile aveva lasciato ferite incolmabili, interi isolati erano stati distrutti in tronco, lasciati disabitati, come un monito a chiunque provasse ad alzare lo sguardo da terra, tutto era crollato, e in quel disastro solo una piccola baracca edificata con materiali di recupero. Nascosta tra le macerie, ma accogliente, viva in qualche modo. Una candela nel deserto notturno della miseria. La baracca è presidiata da delle guardie in abiti civili distinguibili solo dal viso segnato e la determinazione stretta tra i denti.

– Come va?

– Un cecchino delle squadre notturne mi ha quasi seccato, sti figli di cane per qualche tozzo di pane in più sarebbero disposti a sterminare i propri figli. Qui come procede?

– Non è ancora iniziata, manca un sacco di gente, siamo pochi e sembra che la voce invece sia girata troppo, qualcuno ha visto punitori in borghese tra le macerie.

– Merda, quanti ferri abbiamo?

– Abbastanza da salvarci il culo se capitano qui per caso, troppi pochi se l’hanno annusata e preparano un assalto organizzato.

La porta si apre, si affaccia un volto coperto da un’ispida barba, le occhiaie scure e una vecchia giacca sgualcita.

– Alla fine sei venuto.

– Non sono ancora sicuro di aver fatto bene. Molte cose sono cambiate e dobbiamo rendercene conto, oggi questa gabbia a cielo aperto è quasi un cadavere putrefatto, volevano fare pulizia, volevano chiuderci a morire qui, come dei cani in gabbia senza cibo, volevano farci perdere umanità e dignità e ormai ci sono quasi riusciti. Non so più se tutto questo abbia senso, non so più se abbia senso fatto così. I punitori ammazzano decine di compagni ogni giorno, ormai siamo come clandestini anche nel buco del culo della sporcizia di questa città. I collaborazionisti delle squadracce stanno diventando sempre più numerosi, la bonifica è quasi fatta, mentre loro vivono ancora nelle loro fortezze hi-tech nel centro della città, e noi? Noi non siamo neanche più riusciti a scalfirli, la gente non ci segue più, pensa a riempire la pancia di quello che trova, di qualche porcheria sintetica che gli costerà giorni e giorni di sfruttamento gratuito e di schiavitù incondizionata. Si fanno caricare sugli elicotteri, vanno a svuotare la merda di qualche villa della collina e si beccano per ore di lavoro nello schifo una mela liofilizzata quando va bene.

– Lo so, so tutto questo, e posso capire quello che provi, ma non accetto la tua disillusione. Ci siamo battuti per anni e anni, abbiamo sbagliato, abbiamo perso, abbiamo perso più volte, ma gente come noi ci sarà sempre. Forse il metodo che abbiamo usato in questi tempi è sbagliato, discutiamone. Però non possiamo rinunciare, non possiamo farlo per la gente che è morta prima di noi, per quella che morirà. Non possiamo farlo per quelle decine di migliaia di anime che abitano ancora queste strade. Ma non per carità, non per umiltà, per ricordarci quello che siamo. Almeno questo, morire sapendo quello che siamo, se la morte verrà.

Una fredda brezza serale si alza. A poco a poco sempre più ombre si avvicinano alla baracca, decine di persone, forse un centinaio, le facce si riempiono di sorrisi silenziosi, abbracci ammortizzati e a volte piccole lacrime rimosse immediatamente con le dita. Pochi parlano, e parlano tutti a bassa voce.

Si spezza il silenzio.

– Entriamo compagni.

A poco a poco tutti entrano dentro la baracca. Lui entra per ultimo e rimane appoggiato alla porta. Parte un appello per soprannomi, ne mancano tantissimi, ed ad ogni risposta vuota si sente qualche voce spezzata che lo piange o qualche ringhio rabbioso che lo vuole vendicare. Alcuni non ci sono nell’elenco, sono nuovi, sono giovani, alcuni forse non hanno mai visto il sole al di là dei muri. Chi li accompagna li presenta sommariamente con il nome di battaglia che si sono scelti e la parte del quartiere da cui vengono.

– Oggi siamo tornati a riunirci dopo molto tempo. Ma da allora non è cambiato niente, la situazione di chi vive dentro le mura è sempre immutata, anzi peggiora col passare del tempo. Niente cambierà. Niente cambierà da solo. Nessuna bella promessa e speranza verrà dall’esterno, lo abbiamo imparato da tempo, ma ancora più oggi la nostra esistenza è rimossa. E’ un buco nero nella memoria di chi vive fuori, uno sporco angolo della coscienza a cui non pensare più. Ma noi siamo qui dentro, ed è da qui che dobbiamo provare a costruire una vita migliore per tutti. Lo stato si è ritirato da queste strade e ha lasciato solo le sue squadre di assassini, di torturatori e strupratori. Noi dobbiamo liberarle queste strade. Con ogni mezzo ed in ogni modo. Ora sembrerà retorico tutto questo, ma si tratta di vivere, vivere veramente, o di morire, ma morire per qualcosa.

Dal fondo si alza una voce.

– Va bene ma che facciamo? Le tue parole sono belle e le condividiamo tutti, altrimenti non saremmo qui, ma oggi il problema è che fare. Abbiamo provato molte strategie, abbiamo sperimentato opzioni militari e pacifiche, ma siamo di nuovo qui, e sempre di meno. Parliamoci chiaro, oggi l’unica domanda che ci dobbiamo porre è come facciamo! Basta retoriche, quelle non funzionano neanche più per parlare con la gente. La gente vuole pane, vuole un tetto, vuole acqua senza ammalarsi di qualsiasi maledetta malattia, vuole scopare senza dover rischiare di contravvenire alla legge che vieta la proliferazione di più di un figlio, vuole poter sorridere, vuole poter ballare, e divertirsi, vuole riscoprirsi, noi non possiamo più rimandare l’unico vero problema. Basta chiacchiere, basta decidiamo come agire, facciamolo, e assumiamocene le responsabilità. Altrimenti tra sei mesi saremo di nuovo qui, in ancora meno a piangere altri morti e senza aver risolto nulla.

– Dobbiamo battere un colpo, costringere la gente dentro e fuori dal muro a parlare di nuovo di noi, dobbiamo provare a costruire legami con gli altri quartieri murati di Torino e delle altre città. Dobbiamo provare a fare rete, altrimenti qui da soli non vinceremo mai.

Sullo stipite della porta appoggiato. Intento a pensare. Fuori di colpo un trambusto incredibile. Colpi di pistola e fucile. Grida.

– I punitori, sono arrivati!

– Presto, presto le armi!

Alcuni si alzano dal mezzo della sala e iniziano a sparare verso i vicini.

– Merda ci hanno tradito.

– Presto tutti fuori, approntiamo un minimo di resistenza, cerchiamo di scappare.

Un razzo colpisce la baracca che si frantuma in pezzi, pochi si salvano e riescono ad uscire in tempo, molti rimangono a terra lacerati dalle schegge, il piazzale è già macchiato del sangue dei ragazzi di guardia, pallottole piovono da tutte le parti, è finita.

Nero come il colore della mia bandiera,

nero vessillo per la gente che si schiera,

come in nostro abbigliamento, come fumo in mezzo al vento

Nero come il blocco che comb..att… sul cementooooooow.

Fine.

Inizio.

Che bordello, una vera e propria macelleria, mi viene da sboccare. Io volevo fare sto lavoro di merda per tirare a campare e mi tocca vedere sto schifo. Ma poi sti poveri coglioni cosa pensavano di fare, ormai nessuno sfugge più ai punitori. Sadici e violenti come sono.

– Cosa pensa detective? Ha visto che bel lavoro abbiam fatto?

– Vedo vedo.

– Non se lo aspettavano proprio questo branco di zecche.

– Detective, detective! Presto!

– Che c’è?

– Ha chiamato la polizia municipale da di fuori del muro, deve subito andare a vedere! E’ urgente!

……………………………………………………………………………………………………………………………………

– Come è possibile, li abbiamo assassinati tutti. Come diamine hanno fatto.

– Chi se ne è accorto?

– Alcuni abitanti della zona che appena svegli hanno visto queste scritte sul muro.

– Come diavolo solo usciti? Dove erano le guardie in torretta?

– Sono sempre state al loro posto e lo confermano le riprese video.

– Maledetti figli di puttana, non è possibile che riescano a dare fastidio pure da morti. Preparate squadre di rastrellamento e fermate chiunque troviate con degli spray in casa o addosso al di là del muro. Dobbiamo trovarli.

Il muro macchiato di vernice rosso sangue recita.

Ci sarà sempre gente come noi,

gente che ama, che lotta

a volte saremo pochi, a volte saremo molti,

a volte vinceremo, a volte perderemo,

a volte moriremo e altre sopravviveremo,

ma saremo sempre qui, ai nostri posti.

Siamo il motore della storia,

voi avrete per sempre paura di noi.

Il Ciclo della Pantera

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