La rivincita

Piazza Castello era gremita di gente askatasuna-4mod2ma ne stava arrivando molta di più da tutte le vie principali a ridosso di essa. Studenti, universitari, precari, operai, c’erano tutti, tenuti insieme dalla stessa rabbia ormai divenuta incontrollabile. C’era una strana atmosfera, la piazza sembrava una grande pentola a pressione sul punto di scoppiare, con il cielo plumbeo di Torino che si schiacciava su di essa, come un enorme e pesante coperchio che di lì a poco sarebbe stato spazzato via dalla violenta esplosione.

Anche i celerini sembravano più agitati del solito e i loro capireparto non riuscivano a tenerli buoni. Partivano costanti cariche qua e là, ma la folla inferocita non indietreggiava di un solo metro, determinata come mai. Sembrava volessero tutto, sembrava lo volessero subito.

askatasuna-2mod2D’un tratto gli venne alla mente quella piazza mesi addietro, quando con alcune centinaia di compagni, armati della stessa determinazione, avevano resistito alle cariche diverse ore, incazzati neri per lo sgombero appena avvenuto del luogo simbolo della lotta studentesca dell’ultimo anno. Quella mattina le cariche si susseguivano una dopo l’altra, sempre più violente. Il culmine fu raggiunto quando fermarono un ragazzo e lo portarono via. Lui e i suoi compagni, furiosi ma lucidi allo stesso tempo, privati dello striscione che apriva il corteo, formarono un cordone solido e potente, sembrava indistruttibile. Avanzarono, sereni e determinati, incontro allo schieramento della celere in difesa del palazzo della Regione. Giunti faccia a faccia continuarono a camminare, spingendo indietro la polizia. Prima pochi centimetri, poi sempre più finché i centimetri non divennero qualche metro. Il cordone della celere stava per rompersi. Qualche secondo prima che ciò avvenisse i poliziotti si scatenarono in una delle cariche più violente della giornata. La folla comincio ad indietreggiare confusamente, poi a correre all’impazzata mentre la polizia scatenò una sorta di caccia all’uomo. Qualcuno cadde e altri caddero inciampando l’uno sull’altro nel delirio generale. Lui indietreggiava per non voltare le spalle al nemico. Una ragazza al suo fianco che aveva voltato le spalle per scappare ricevette tre manganellate sulla schiena, una dopo l’altra. In quella frazione di secondo ebbe il tempo di vedere la scena come se fosse stata al rallentatore. Vide l’espressione di dolore venire fuori dagli occhi della ragazza e colpirlo al volto, quasi a fargli sentire quella stessa sofferenza. Nel frattempo un altro celerino lo aveva puntato, correndogli incontro. Gli voleva spaccare la testa. Appena lo ebbe a tiro alzò il tonfa alto in cielo, per abbassarlo subito dopo con tutta la forza che aveva in corpo. Se lo vide arrivare proprio in faccia quando, con riflessi che non credeva di possedere, riuscì ad alzare il braccio che quel giorno lo aveva già protetto da altri colpi. Il manganello colpì inesorabile ma trovò il braccio tra sé e la faccia. Lo ruppe.

Ebbe come l’impressione di aver avuto un déjà vu. Il braccio era guarito e il dolore se n’era andato, ma la rabbia per quello che aveva subito era più viva che mai. Quando si ritrovò un celerino davanti, con lo stesso ghigno e le stesse intenzioni di quello che mesi prima gli aveva rotto il braccio, pensò che si sarebbe preso finalmente la rivincita. Vide il manganello alzarsi ancora verso il cielo, pronto a colpire e tumefare la sua faccia. Alzò di nuovo il braccio e puntò i piedi. Alzò l’altro braccio. Quando il manganello si abbassò per colpire non trovò né il viso che cercava né il braccio che aveva rotto. Trovò piuttosto due mani che lo afferrarono forte. Il tonfa restò bloccato e con esso il poliziotto che lo usava per seminare terrore. Tirò a sé il manganello con tutta la forza che aveva in corpo, tirandosi dietro il celerino. Alzò il piede destro. Scagliò la dura suola di cuoio e legno dei suoi pesanti anfibi neri contro il petto dell’agente, che a causa del contraccolpo cadde indietro, in balia della folla. “Ecco la mia rivincita” pensò lui.

“Oh che fai, sogni ad occhi aperti? Dobbiamo andare ad ingrossare il cordone dei compagni sotto la Regione! Dai che stavolta è nostra!” disse Ely scuotendolo. “Scusami, ero sovrappensiero. Andiamo.”

BlackStone

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