Letteratura & Conflitto Torino 2013

LIVING OR LEAVING: STRADE DA RACCONTARE

Torino tra contraddizioni, precarietà e momenti di lotta.

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Torino. Grande città. La città dei 150 anni, la città sabauda, la città della Juventus e degli Agnelli,la città delle Olimpiadi, la città del salone del gusto del cioccolato del libro dell’automobile, la città universitaria (con il suo nuovo campus Einaudi), la città dei locali alla moda e dei murazzi (che non esistono più).

Ma chi rende viva questa città? È il luogo dove viviamo e lottiamo.

E quali spazi abbiamo per farlo?

Ultimamente stiamo assistendo a un processo di gentrification che ha investito in particolare alcuni quartieri del centro e non solo, pensiamo a San Salvario, rendendoli spazi forzatamente per giovani, riempiendo le vie di locali radical chic a scapito di chi quei quartieri li ha sempre vissuti quotidianamente. Una manovra che, sotto l’etichetta di una presunta riqualificazione atta a migliorare le condizioni di quartieri operai e/o multietnici, va invece a colpire chi davvero abita e attraversa quei quartieri aumentando il costo della vita e obbligando gli abitanti a spostarsi altrove.

Ma allora quali spazi ci restano? C’è il bisogno di vivere la città rendendola propria secondo le nostre priorità, di riprenderci e inventare luoghi di socialità e di saperi che non siano a pagamento, luoghi dove la cultura diventi conflitto.

Vivere a Torino significa entrare in contatto con una realtà di precarietà con la quale ci scontriamo giorno dopo giorno: andare all’università cercando di stare nei tempi e pagando tasse esorbitanti per avere in cambio un servizio scadente e limitato, cercare di intraprendere una vita in autonomia dai propri genitori e stare in affitto lavorando da sottopagati una volta sì e due no come barista o baby sitter, studiare da fuorisede senza la possibilità di avere una borsa di studio o una residenza a causa dei tagli all’Edisu, sono tutte storie di vita che siamo costretti a sentire o a vivere sulla nostra pelle. Torino è anche la città con la più alta percentuale di sfratti ed è la città dove l’università ha speso 150 mila euro per costruire un nuovo campus universitario senza andare a risolvere i veri problemi degli studenti. Per questo, e non solo, Torino è stata e continua ad essere lo scenario di grandi mobilitazioni sintomo di disagio trasformato in conflittualità di tutti quegli studenti e studentesse che non ci stanno più, che hanno in testa un’altra idea di città e di vita. Questa città ha vissuto occupazioni di strade e stazioni, di università e sedi di enti che fanno solo i loro interessi fino ad arrivare al progetto della Verdi 15, chiara risposta a tutte le mancanze del Comune, della Regione e della Provincia. Anche questo è vivere la città ed è questo che vogliamo raccontare perché nessun altro lo farà al posto nostro e quando lo ha fatto è stato solo un modo per sminuire e condannare ancora una volta quello che viviamo.

Questa seconda edizione del contest vuole unire la letteratura sotto forma di racconti, poesie, flussi di coscienza, melodrammi, tragedie, odi e inni e quest’anno, perché no, anche foto accompagnate da un titolo o una piccola didascalia che abbiano come filo conduttore il vivere la nostra città in una direzione ostinata e contraria nelle strade, nelle piazze e nei nostri quartieri.

Iniziate da ora a inviare i vostri testi a letteraturaeconflittotorino@gmail.com li condivideremo sul blog e il tutto culminerà in una giornata di reading collettivo per rendere viva questa città senza bisogno di intermediari che parlino al posto nostro.

“Le città, come i sogni, sono costruite di desideri e paure” (I. Calvino)

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