Magistrato onirico

di Vincent Casseur

Gian Carlo, sedeva sulla poltrona davanti al caminetto, aveva provato diverse bottiglie con l’etichetta di Libera, vino antimafia, ma nessuna qualità era riuscita a togliergli dalla gola quello strano sapore. Non erano i rigatoni delle terre confiscate, che di per se facevano abbastanza schifo, e nemmeno il ragù biologico, anchesso antimafia, con cui li aveva conditi. La brutta senzazione alla gola era psicologica, gli attestati di stima da parte del Sindaco, degli esponenti di partiti, degli uomini della digos all’indomani dell’operazione contro i notav non gli bastavano,
“questi sono pagati per leccarmi il culo” rimuginava.
Avrebbe voluto un’ovazione di consensi dal mondo studentesco, dai sindacati, dallo stesso movimento notav, bramava gruppi su facebook dal titolo “grazie caselli hai liberato il movimento ostaggio dei black bloc”.
Invece solo insulti, prese in giro, minacce persino, addirittura qualche magistrato si era schierato contro di lui. Rimpiangeva i bei tempi in cui Berlinguer lo chiamava e disquisivano su come assicurarsi una degna pensione a spese dei rivoluzionari. Adesso gli erano rimasti solo quelli di libera, i suoi nipotini…, un po’ poco per uno come lui.
“Io sono un eroe…, un eroe” ripetè mentre si addormentava, con la testa piegata sulla destra, e un accenno di bava che cominciava a colare sulla vestaglia gialla, anchessa col logo di libera.
Il sonno era agitato, ogni tanto qualche suono usciva dalla sua bocca, mentre il fuoco del camino man mano andava spegnendosi. Stava sognando una delle tante inaugurazioni dei presidi di libera a cui aveva partecipato, si beava in quegli applausi, quando d’un tratto la scenografia del sogno stesso cambiò.
“Gian Carlo!” gridò una voce dura, si guardò intorno ma non vide nessuno. Era finito in un immenso atrio circondato da statue, fontane, e mura fatte di blocchi di pietra giganteschi, quasi megalitici.
“Gian Carlo, ma sei diventato sordo?” disse una figura imponente, che avanzava verso di lui.
“no, ma sono un po’ frastornato, dove mi trovo chi è lei?” disse il nostro eroe, mentre cercava di raccapezzarsi.
“Insomma, ti ho visto triste, li che tracannavi quel vino da due soldi, e mi sono detto, andiamo a vedere che gli succede! Se non ci si aiuta tra colleghi. Bevi questo tanto per cominciare” lo strano individuo gli porse un boccale di vino, Gian Carlo lo bevve a piccoli sorsi.
“tutta un’altra storia vero?” disse il figuro strizzando l’occhiolino.
Gian Carlo lo guardò bene, sembrava uno strano incrocio tra Attila e Snoop Dog, alto almeno 1.90, folti capelli ricci neri, 6 o 7 collane d’oro massiccio intorno al collo, tuta acetata blu con la riga bianca laterale ed ai piedi due calzari tempestati di diamanti.
“belli sti brillocchi eh Giancà?” disse roteando un ciondolo dorato a forma di corona, con all’interno la scritta “King Salomon”. Gian Carlo pensò di essere finito nel suo personale inferno, pieno di Gangsta Rapper pronti a suonargliele per l’eternità
“Ma insomma, mi dice chi è lei? Prima adduceva alla possibilità che siamo colleghi…” l’altro lo interruppe mettendogli due dita sulla bocca
“Adduceva alla possibilità….., ma come cazzo parli? Guarda che non sei ad una delle tue pallose conferenze stampa, sveglia giancà sono re Salomone, il giudice per eccellenza, ti sono apparso in sogno per spiegarti due o tre robe”
“Ma ma, me la immaginavo diverso” Giancarlo era intimorito dalle ultime rivelazioni
“Volevi la tonaca, ma sai comè l’eternità è una rottura di palle, bisogna sempre inventarsi modi nuovi per passare il tempo, poi con sto abbigliamento finalmente sfrutto le mie miniere. Ah…, ma non sono l’unico re Davide si veste da pilota di F1, dovresti vederlo sembra un’aragosta. Ma torniamo a noi, insomma non ti piace come la gente ha preso la tua ultima boutade giudiziaria?”
“effettivamente, mi aspettavo più consensi dalla mia operazione di chirurgia giudiziaria”
“come dico sempre, Il buon nome vale più di grandi ricchezze; la stima, più che l’oro e l’argento. Bravo mi compiaccio che cerchi di essere un giudice che abbia consenso popolare, però caro il mio penna bianca, qualcosa mi dice che tu non sei poi così bravo come vuoi far credere nevvero?”
Re Salomone puntò il ciondolo (di 7 kg) a forma di corona verso la fronte di Giancarlo, quest’ultimo fu investito da una scossa elettromagnetica, nella sua mente cominciarono ad accavallarsi ricordi su ricordi, gli anni della scuola, l’università, le ragazze che non aveva mai avuto, i primi passi da uomo della legge, poi cominciarono ad apparire dei volti, i giovani che aveva mandato in galera, i giovani che aveva visto entrare integri nelle camere di sicurezza e ricomparire impauriti e ammaccati pronti a confessare i propri peccati davanti al pulpito dove sedeva l’uomo d’acciaio con la divisa dei carabinieri e il giovane magistrato che porgeva i fogli con la lista dei reati. Si rivedeva a scrivere i suoi libri, a presentarli, a propagandare nei salotti della tv le ceste coi prodotti delle terre confiscate, ad esaltare i giovani volontariamente davano vita ai vari distretti territoriali di Libera, migliaia di giovani che gratis mantenevano un centinaio di dirigenti, che vivono in case assegnate dai comuni e passano la loro esistenza a diffondere il verbo della legalità, il verbo che Gian Carlo aveva creato e di cui era sommo sacerdote.
“adesso basta” esclamò il magistrato riavendosi dalle visioni, “cosa vuole? Cosa vuole ottenere, io ho sconfitto le brigate rosse, io ho sacr…..”
“Si, lo sappiamo, tu hai sacrificato la tua vita, tu vivi sottoscorta, tu hai sconfitto il terrorismo, ma con la mafia hai al massimo pareggiato, se se se se” esclamò Salomone agitando la mano in senso di noia.
“Penna bianca!” continuò il saggio Re, “non ti hanno mai detto che nel molto parlare non manca la colpa, chi frena le labbra è prudente?”
Giancarlo stava per rispondere, ma si sentì afferrare per gli avanbracci, di fianco a lui comparvero due giovani dalla pelle olivastra, vestiti con una tunica bianca, senza nessuna fatica lo sollevarono di peso e lo portarono in una stanza più nascosta del tempio, la di fronte a lui seduto su uno scranno di pietra sedeva Re Salomone, circondato da soldati armati di scimitarre, vestiti con tuniche nere, col volto coperto da quelle che dovevano essere antichissime kefieh, solo gli occhi puntati su di lui lasciavano trasparire la presenza umana sotto i veli. In alto una scritta, “Qui vige la legge di Salomone”
I giovani vestiti di bianco legarono Giancarlo ad una scomoda sedia di legno, Salomone cominciò a girargli intorno.
“Gian Carlo, tu le labbra non le tieni mai a freno, sempre pronto a dire la tua, a valorizzare l’operato dei tuoi soldati a denigrare le lotte che non siano portate avanti dalle tue associazioni, hai francamente rotto i coglioni!”
“Gli uomini delle forze dell’ordine sono eroi della democrazia, così come i giovani di libera” disse il vecchio ormai furente
“Si come no! E Giuda iscariota è uno di cui ci si può fidare! Giancà e basta dai!
Ormai a parte quella cricca di leccaculo non ti crede più nessuno. Ma adesso secondo te un ragazzo/a normale, con una vita sessuale normale, che non ha pregiudizi razziali verso alcunchè, che non ha ricevuto una educazione cattolica alla sinistra, dovrebbe eccitarsi per i tuoi comizi? Oppure dovrebbe pensare che Saviano sarà la guida del cambiamento sociale, o che le mafie si combattono nei tribunali?
Adesso uno che abita in Calabria o in Sicilia pensa che se difende le istituzioni salverà il suo territorio dalla criminalità organizzata?
Adesso una associazione dedita al culto della personalità tua e di don ciotola deve essere l’esempio da seguire nelle assemblee?
Oppure una pasta che fa schifo, che viene venduta al 400% rispetto a quelle normali, alimentando un commercio equo e solidale che fa tanto comodo soprattutto a chi la vende è l’esempio assoluto della lotta alla mafia?
Ma sul serio pensi che un’abitante di Scampia o di San Luca d’Aspromonte, di punto in bianco diventa paladino dell’educazione alla legalità o decide di entrare in una caserma per poi circondarsi di poliziotti di scorta finchè campa? Andando poi a spargere frammenti di unicità della propria condizione come fa Pino Masciari?
Giancà le lotte sociali sono forti quando hanno un immaginario di liberazione e reale cambiamento dietro. Guarda caso in Valsusa succede proprio questo, quella è una comunità libera e contro le mafie, che il tuo amico Falcone insegna, nei lavori pubblici ci sguazzano. Oppure la salerno-reggio calabria te la sei scordata?
Lo sai che l’unica lotta antimafia in un territorio del sud è stata la rivolta di Chiaiano contro la discarica?
Anche li i tuoi eroi della democrazia sono andati a menare la gente, o no?
Il vero problema e che i movimenti sociali che ti diverti a mandare al gabbio, non ti piacciono perché mettono a repentaglio l’esistente, perché dicono che non c’è bisogno di paparini che ti indichino la strada o di preti che ti facciano costantemente pensare che anche dio è dalla tua, quei movimenti dicono che i gestori del presente, di cui anche tu fai parte, se ne devono andare casa, che la democrazia esiste finche piace a chi scrive le leggi, quando si oppone con i propri corpi diventa criminale e qui entri in gioco tu a spennellare ben bene questo discorso. Così a casa molti potranno lavarsi la coscienza con la frase “lo ha detto lui, quindi è giusto così”
Giancà è per questo che molti ti prendono per il culo e ti odiano, perché hanno provato cosa vuol dire un diverso modo di vivere, diverso dallo schifo della vita di merda cui sono costretti a sottostare ogni giorno. E adesso arrivi tu con un grapolo di manette e gli dai la sveglia, dovrebbero ringraziarti?
Giancà parliamoci chiaro, t’importa mantenere il tuo livello di agiatezza, le tue presentazioni di libri e i tuoi applausi radiocomandati per concetti che sono gli stessi da 30 anni. Come cazzo è che con tutta sta sapienza le mafie ancora prosperano?”
Salomone disse l’ultima frase con un sorriso ironico, Giancarlo era sbigottito, mai nessuno prima aveva osato in sua presenza essere tanto sfrontato, cercava di far uscire le parole dalla bocca ma produceva solo rantoli.
“Giancà, dopo tutte ste fregnacce permetti una domanda seria?”
Giancarlo mosse la testa in segno affermativo, d’un tratto si rese conto di essere in piedi, non più costretto sulla sedia, Salomone di fronte a lui, i soldati erano scomparsi, sentiva dell’acqua scorrere ed infatti si trovava su un ponte che univa le due rive di un impetuoso fiume.
“Ma Mario il barbiere, lo hai arrestato perché ti ha fatto sto taglio di merda?”

Salomone non aspettò la risposta, lo colpì col famoso ciondolo, Gian Carlo cadde in acqua.
Aprì gli occhi, era a casa sua, la domestica gli stava tastando la faccia con una pezza bagnata
“mio dio ha proprio un febbrone” gli parve di sentire
“il barbiere, il barbiere, il barbiere….” Riuscì a rantolare

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