ACAB, IL FILM, LA VITA E LA GUERRA FRA TRIBU’

di Marko De Rose

Quando ho saputo che il libro di quella specie di giornalista-spia di Bonini sarebbe diventato un film, già immaginavo la morale…certamente strumentale a giustificare l’operato dei servi in divisa che fanno della violenza, il loro cavallo di battaglia.

Sto parlando di “ACAB”, film del regista Sollima, basato per l’appunto sul libro di Carlo Bonini, giornalista di quella specie di giornale che si chiama Repubblica.

Un libro scritto grazie alle informative dei servizi e della digos per conoscere e giustificare gli atteggiamenti autoritari dei celerini. Si, perché per chi non lo vuole capire, questo film è stato prodotto per giustificare degli atteggiamenti “sbagliati” da parte di chi, come un celerino, vive in “trincea”, nelle strade, nelle periferie metropolitane e nel disagio generalizzato.

Non avrei voluto nemmeno regalare i miei soldi per vederlo sto maledetto film, ma la tentazione è stata così forte che ho ceduto. Del resto, Acab, per me è un ideale. Acab, non è un fottuto film, è uno stile di vita, un modo di essere, una risposta incazzata agli abusi perpetrati dalle forze del disordine. All Cops Are Bastards perché quotidianamente, nella vita di tutti i giorni, nascosti dalle telecamere dello spettacolo, degliomini in divisa, giocano a fare la guerra ai poveri.

La vita, mie cari, non è un film e spesso la realtà supera di gran lunga la fiction perché nelle strade,nelle caserme,negli stadi, ogni giorno, avvengono miriadi di prepotenze ed ingiustizie, abusi nascosti ed insabbiati per difendere quello che loro chiamano “onore” della divisa.

Da sempre, per quel senso spiccato di ribellione e libertà che muove i miei passi, odio qualsiasi pupazzo in divisa. Lo so, forse è un mio personale problema, una forma di pregiudizio forte che diventa odio e rabbia. Sono cresciuto in una curva di uno stadio ma non mi reputo assolutamente un teppista senza un cervello, anzi, grazie alle mie esperienze da ultrà, ho avuto la fortuna e la gioia di vivere intensamente le mie passioni. Ho conosciuto il mondo da una curva e proprio da lì è iniziata la militanza politica, l’amore per l’anarchia e la libertà. Alla faccia di chi crede che nelle curve ci siano solo dei nazisti esaltati…La vita da ultrà è una vera e propria controcultura per molti di noi!

Durante la mia vita ne ho viste di cotte e di crude, i miei occhi lucidi ricordano perfettamente i loro sguardi malefici, le loro violenze fisiche e psicologiche,gli aliti puzzolenti e l’aroma acre dei loro dopobarba disgustosi, i loro atteggiamenti fascistoidi ed autoritari. Troppe volte ho impattato con la loro crudeltà e sinceramente ho perso di vista i tratti umani, se ancora qualcuno di loro ne possiede..

Quando ti stringono forte le manette ai polsi, quando il sangue ti cola per le ferite che ti hanno causato, quando ti rinchiudono per una notte in un cesso puzzolente di una Questura, senza vestiti, morto di freddo e di paura, non puoi fare altro che cercare di cancellare quei momenti. La chiamano rimozione ma l’unica cosa che ho rimosso è il ricordo che comunque si tratta di esseri umani che sbagliano ma sempre esseri umani.

Quei momenti purtroppo restano impressi, limpidi, violenti, cattivi. I lividi passano dal corpo ma le ferite restano nell’anima, per sempre.

Restano per sempre e non si possono cancellare come gli omicidi e gli assassini.

Quante vittime ha fatto lo Stato? Quanti altri Carlo Giuliani, Federico Aldrovandi, Gabriele Sandri(…e tantissimi altri ancora) dovremo piangere?

Vi è mai capitato di svegliarvi con un anfibio di una guardia premuto sulla vostra testa?…con le urla dei vermi che si divertono e il rumore degli oggetti della vostra casa che si spaccano?…. A me è capitato più di una volta e da allora ho dei seri problemi di sonno. Non mi addormento mai prima delle luci del mattino perché inconsciamente ho paura di risvegliarmi, ancora una volta, in quelle assurde condizioni. L’insonnia, nello stesso momento in cui mi distrugge psicofisicamente è diventata la mia arma di difesa.

La loro forza è la paura che riescono a metterti. Giocano sulla tua resistenza psicologica e sanno bene come farti crollare.

Il film, come del resto la cinematografia in generale, dovrebbe essere lo specchio della realtà ma a quanto pare gli specchi creano realtà distorta e quasi quasi si finisce per idealizzare un bel mestiere di merda giusto per dare un bel finale.

Io sto dall’altra parte della barricata e se il regista ha voluto rappresentare una fantomatica guerra fra tribù contrapposte, nella realtà, io sono fiero, orgoglioso e convinto di stare con la tribù dei ribelli, dei migranti, degli ultras,della gente semplice.

Ma attenzione a non perdere mai di vista la realtà perché vogliono bombardarci di stronzate per non farci pensare, per limitare la critica e le meditazioni. Usano gli stereotipi per semplificare la realtà e vorrebbero farci credere che si tratta di una “guerra fra poveri”.

Chi protegge i potenti ed aggredisce i deboli non sta dalla mia parte, dalla nostra parte.

Chi è forte con i deboli e debole con i forti non è della mia tribù, della nostra tribù.

La mia tribù è il mondo intero, è il migrante sfruttato, il lavoratore licenziato, è il compagno arrestato, è la donna stuprata, l’ultras diffidato, la mia tribù è il drogato, il borgataro, è la famiglia sgomberata….La nostra tribù è l’Umanità!

Guarda oltre lo schermo, c’è una vita da vivere…da combattere!

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