CASINO’ 23 – un racconto dalla periferia che viene

di Claudio F.

Girano strane voci su Casinò 23. Alcuni parlano di riciclaggio e altri
di “passatempo” per gente ricca. Stasera suoneremo lì e potremo dire la
nostra. Sulla doppia corsia che porta a questo luogo d’azzardo, nulla è
cambiato. La dittatura dei tecnocrati non ha voluto scombinare gli
equilibri consolidati della sua periferia. Puttane minorenni continuano
a soddisfare per pochi dollari imprenditori americani e giovani
sceicchi. Bambini italiani lucidano scarpe sotto lampioni sgangherati e
sotto le tante insegne luminose. Ovunque c’è il nauseante odore degli
hamburger farciti con carne di cane e senape. Agli angoli delle strade
si vendono nuovi tipi di droghe: marijuana radioattiva, cocaina Z e la
nuovissima pillola BL23. Quelli del Casinò hanno messo le nuove
sostanze sul mercato.

Il furgoncino nero su cui viaggiamo è la nostra casa ormai da qualche
anno. Una volta avevamo uno squallido appartamento, dove perdevamo
parecchie ore a pianificare il domani. La parola futuro nel 2012 era
già un azzardo, ci limitavamo agli imprevisti quotidiani. Scrivevamo e
suonavamo parecchio in quel piccolo microcosmo. Pagammo l’affitto
finchè non perdemmo il lavoro e subimmo lo sfratto. Provammo ad
occupare un palazzo di proprietà bancaria, vuoto dal 1989. Ci
organizzamo con diverse famiglie, ma la polizia è subito intervenuta.
Gli sbirri hanno spaccato le teste e hanno manganellato secondo i nuovi
dettami della legge speciale. Per difendere la proprietà questa è la
migliore soluzione: pestare tutti, senza distinzione di razza, di sesso
o di religione. In tv la chiamano democrazia reale.

Siamo in viaggio senza sosta da un anno, passando dai porti alle
metropoli, dalla città al paese sperduto. Siamo musicisti e per vivere
dobbiamo stare sempre in movimento. Ovunque andiamo ascoltiamo storie,
incrociamo volti nuovi e brindiamo con gente di cui presto scordiamo i
nomi. Ci lasciamo contaminare dal popolo. Sole vecchie foto ci
permettono di fissare i momenti e spesso, in quelle immagini, incrociamo
lo sguardo di un fratello perso lungo il tragitto. La scienza dei
bassifondi è la nostra materia d’ispirazione, la vita è l’unica
università rimasta in piedi dopo la grande guerra. Raccontiamo di
quello che vediamo e sentiamo, delle volte esaltando noi stessi.
Coltiviamo la rabbia e la mettiamo a valore. I quattro soldi che
ricaviamo non li dispreziamo mai. Non siamo stati educati a negare i
bisogni ma a soddisfarli. I soldi sono un mezzo e come tale vanno
intesi. Diffidiamo dai ricchi ma anche da chi predica austerità.
Vogliamo soltanto la nostra parte.

La strada verso il casinò è lunga ma ormai siamo quasi arrivati.
Svoltiamo a destra e una grossa insegna ci da il benvenuto al Casinò.
All’ingresso un lungo tappeto rosso, costeggiato da colonnine e
capitelli intarsiati con rose e ferri di pistola. Ci guardiamo in faccia
e senza dirci niente, capiamo che è la serata giusta. Siamo ormai
abituati ai palchi, ma questo lusso eccessivo non ci appartiene.

Dopo due ore nel posto e qualche drink annaquato da tonnellate di
ghiacchio, siamo pronti a salire sul palco. Alle slot machine vediamo
donne anziane, truccate come quadri di picasso, buttare via i soldi che
permetterebbero ad una famiglia di campare un anno. Avvocati cinesi
rischiano tutto alla roulette, alternando rosso e nero in maniera
spasmodica. Sui tavoli verdi partite di poker sono coperte da nuvole di
fumo denso. Al tavolo vicino al palco, il sindaco progressista insieme
al capo dei conservatori festeggiano il nuovo accordo politico, mentre
ballerine in perizoma gli riempiono i bicchieri del miglior champagne.
Un giornalista si avvicina per un intervista e i due politici tornano
momentaneamente freddi e distaccati. Un attimo dopo si riprende con i
gesti d’intesa. Ottimo affare la politica. Saliamo sul palco e in
quell’istante cala il silenzio nel casinò…

La notte corse via veloce e il nostro furgoncino nero sfrecciava
illuminato dal cielo stellato. Qualcuno del gruppo canticchiava una
vecchia canzone di Johnny Cash e intanto, tra coppe di Cristal e cartine
farcite da Silver e Lemmon Haze, buttavo giù in solitaria un nuovo
testo. La vita è breve e dobbiamo viverla sulla testa dei re, diceva un
vecchio poeta inglese. Arroganti con i potenti e umili con i deboli,
abbiamo sempre suonato con la consapevolezza che niente c’era stato
regalato e tanto c’è ancora da conquistare. Fare musica è tutto. La
totalità che provo quando chiudo un nuovo testo e l’amore sconfinato
per la musica sono assai più importanti di qualsiasi ricchezza
artificiale prodotta dall’uomo.

Stasera siamo stati pazzeschi. Finire il concerto in dieci minuti è un
colpo da maestri. L’opulenza dei presenti è svanita in trenta secondi
da quelle facce di merda. E’ bastata qualche parola in rima per
rovinargli la festa. La nuova canzone, anzi il disco, si chiamerà
Casinò 23. Non c’è modo migliore per festeggiare la rapina dell’anno.
D’altronde per essere musicisti indipendenti, bisogna essere anche dei
banditi.

http://www.youtube.com/watch?v=S5ZiNu-wK3E

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